Icone dei sistemi di videoconferenza

Segnali di se stessi

La forzata permanenza a casa necessaria a sconfiggere il corona virus può trasformarsi in una formidabile occasione per veder evolvere la nostra società nella direzione in cui la comunicazione interpersonale viene facilitata dagli strumenti Telemediali attualmente disponibili, di cui ora svolgiamo una rassegna, non solo dei più famosi e diffusi, ma anche di quelli meno noti e sopratutto di libero utilizzo. Ma usare uno strumento non basta, occorre anche saperlo usare, e questo si ottiene solo con l’esperienza: questo post vuole dunque essere anche una chiamata per formare un gruppo di studio che definisca le migliori pratiche necessarie affinché la transizione dalla società dell’informazione a quella delle telemedialità sia efficace e produttiva.

Skype

Il primo e più famoso, nato nel 2003 con architettura peer-to-peer ad opera dei creatori di Kazaa, nel 2005 passa di mano ad Ebay e quindi nel 2011 a Microsoft; attualmente, si basa su di una architettura basata sul cloud. I suoi punti forti sono l’elevata diffusione ed il gateway vocale (a pagamento) verso i telefoni di rete fissa e mobile, sia in uscita che in entrata. Le videoconferenze di gruppo hanno limiti sia di tempo (4 ore) che di numerosità (50 partecipanti). A queste si aggiunge la chat di testo sia personale che di gruppo, lo scambio di files, la pianificazione delle riunioni. Nato su PC, è da tempo disponibile anche su telefono e tablet, e si scarica qui. Dopodiché, occorre creare un account.

Whatsapp

Il diretto rivale di Skype nasce nel 2009 ad opera di due ex-dipendenti di Yahoo, come un sistema di messaggistica ed invio foto, senza necessità di creare un account ma identificando gli utenti in base al numero di telefono. Nel 2014 diviene proprietà di Facebook, e poco dopo inizia supportare le chiamate vocali tra utenti, sottraendo molto traffico agli operatori telefonici; le chiamate audio-video di gruppo iniziano ad essere supportate nel 2018, ma per non più di 4 persone. Pur essendo basato sul telefono, si può comodamente accedere ai propri messaggi anche da computer, presso WhatsappWeb.

Zoom

Nato nel 2011 da un ex-dipendente di Cisco WebEx, punta ad offrire servizi di video conferenza di gruppo con (fino a) 100 partecipanti per un massimo di 40 minuti nella versione gratuita, che diventano un numero maggiore ed un tempo illimitato nella versione a pagamento. Per la storia della società si rimanda a WP, mentre qui illustriamo le altre caratteristiche che lo rendono molto interessante:

  • la possibilità di condividere tra i partecipanti singole finestre oltre che l’intero desktop del PC, in modo da poter esporre report e documenti e confrontarli con quelli altrui, avendo a disposizione anche strumenti di annotazione e di puntamento;
  • la presenza di una lavagna condivisa, sulla quale i partecipanti possono scrivere in contemporanea, e spostare propri puntatori nominativi;
  • la possibilità di registrare la seduta;
  • un meccanismo di alzata di mano per chiedere la parola;
  • la possibilità di attuare meccanismi di progettazione partecipata come quello di eseguire il breakout della conferenza in più sotto-gruppi di lavoro contemporanei, che possono poi riferire “in plenaria” le conclusioni a cui sono arrivati.

Anche Zoom ovviamente offre servizi di chat tra i partecipanti, a cui si aggiunge la possibilità di partecipare oltre che da computer smartphone e tablet, anche telefonicamente, senza bisogno di creare un account (se non per l’organizzatore). Infine, il pagamento di importi di entità variabile permette di includere fino a 1.000 partecipanti, delegare le attività di gestione, interoperare con Skype, terminali SIP/H.323 e sistemi Polycom, Cisco, o Lifesize, ed effettuare streaming fino a 100.000 spettatori passivi. Pensi possa interessarti tutto ciò? Allora corri qui.

Jitsi Meet

Quelli finora discussi sono sistemi proprietari, ovvero per i quali non sono pubblicamente noti né il codice, né i protocolli con cui operano. Al contrario Jitsi è basato sui protocolli pubblici conosciuti come WebRTC, ed il relativo codice è accessibile, studiabile e modificabile. I prodotti OpenSource incarnano i principi della collaborazione a distanza nella modalità stessa con cui procede il loro sviluppo, svolto da persone dislocate ai quattro angoli del pianeta, che vi dedicano tempo e risorse per il puro interesse del suo buon funzionamento, allo scopo di realizzare un servizio che useranno in prima persona.

Lo stato attuale di Jitsi è il risultato di una evoluzione che inizia nel 2003 in forma di user agent SIP, a cui si aggiunge un sistema di messaggistica XMPP e che attraverso l’estensione Jingle conquista nel 2011 pieno supporto per audio video. Nel 2013 viene sviluppato un router applicativo (detto Selective Forwarding Unit o SFU) che riceve i flussi multimediali provenienti di partecipanti e li redistribuisce agli stessi, evitando di dover realizzare una topologia a maglia completa. Ma cosa ci offre attualmente Jitsi?

  • si accede alla conferenza direttamente dal browser di navigazione, senza necessità di scaricare programmi aggiuntivi, e senza dover possedere un account, mentre per entrare può essere necessario (o meno) inserire una password;
  • il moderatore può regolare il volume audio dei partecipanti, o disattivarne il microfono, ed i partecipanti silenziati possono chiedere la parola per alzata di mano virtuale;
  • chi ha una buona connessione può partecipare con video di qualità HD, o impostare una qualità inferiore, mentre in caso di rete congestionata la qualità viene ridotta in automatico;
  • ogni partecipante può decidere per una visualizzazione di tipo mosaico, oppure vedere automaticamente massimizzato colui che sta parlando;
  • ogni partecipante può condividere una finestra, o l’intero desktop, e comunicare mediante una chat testuale;
  • il moderatore può visualizzare le statistiche sulla velocità di trasmissione di ognuno;
  • non esiste un limite al numero di partecipanti, ma un parametro di configurazione limita il numero dei visibili a quelli che hanno preso parola per ultimi, ed esiste una estensione per inviare il flusso verso YouTube in modo da raggiungere anche spettatori passivi;
  • avendo più server Jitsi distribuiti in giro per il mondo, è possibile interconnetterli tra loro in modo da realizzare una Content Delivery Network (CDN) capace di far si che i diversi partecipanti siano connessi all’SFU più vicina;
  • i tempi di risposta ed adattamento della velocità di trasmissione (e qualità di riproduzione) al variare della condizioni di congestione della rete sono particolarmente rapidi.

Abbastanza impressionante, non è vero? Se a questo punto vi è venuta voglia di provare, oltre al sito ufficiale, il consiglio è di utilizzare uno dei server italiani che hanno aderito all’iniziativa iorestoacasa.work nata in supporto all’emergenza covid19, oppure di fare riferimento alla pagina di eduMEET che permette la sperimentazione di una infrastruttura europea di tipo cloud gestita da GEANT. Una guida all’uso di Jitsi? Eccola, in italiano.

Il resto del mondo

Non per sminuire i concorrenti, ma le soluzioni illustrate fin qui sono le più diffuse, meglio performanti, e soprattutto di utilizzo libero, in grado di soddisfare qualunque tipo di esigenza. Ma dato che questo Blog non si arrende mai (o quasi), ecco un elenco delle altre possibilità:

  • Google Hangouts Meet – il motore di ricerca più famoso al mondo ha disperso molte energie in prodotti di messaggistica e comunicazione che non hanno saputo imporsi sui suoi concorrenti più focalizzati su questi obbiettivi. D’altra parte, ha dato un fondamentale contributo allo sviluppo di WebRTC, dopo aver rilasciato in opensource i brevetti di GIPS da lei acquisita nel 2010. Anche Hangouts Meet è basato sul browser come Jitsi, nella versione free ospita fino a 100 partecipanti, e consente solo di partecipare ma non di indire una riunione. La prova gratuita da amministratore dura 14 giorni e comprende servizi simili a quelli di Jitsi e di Zoom, esclusa la lavagna condivisa: Quando usato in ambito scolastico ed accademico, è spesso abbinato allo strumento Classroom;
  • Cisco WebEx – anch’esso indipendente da applicazioni perché basato sul browser, anche se richiede la configurazione di un account. Il piano base è gratuito, permette fino a 100 invitati e conferenze di durata illimitata, e consente di partecipare in collegamento telefonico, la condivisione di finestre, la registrazione delle riunioni, il silenziamento dei partecipanti e l’alzata di mano per parlare, disponendo infine di una lavagna condivisa;
  • GoToMeeting – prevede una prova gratuita di 14 giorni ed offre servizi sovrapponibili al precedente, richiedendo l’installazione di una applicazione;
  • FreeConferenceCall – nasce come servizio solamente audio, i cui partecipanti sono collegati via telefono (da 78 paesi) o tramite VoIP/App, in modo gratuito! Chiede infatti una offerta libera, e non obbligatoria. Con la App per mobile o tablet, oppure l’applicazione desktop, si possono anche attivare videoconferenze sempre gratis e con 1000 posti, offrendo non solo condivisione schermo, annotazione grafica, registrazione, chat e riproduzione di video preregistrati, ma anche il controllo remoto del computer di un partecipante, una pagina web della riunione, lo spazio disco per gli allegati, lo streaming passivo, il registro attività al termine della call. Una meraviglia!
  • Mircosoft Teams – come tutti i prodotti di Redmond è intimamente legato a Windows, e come questo si rivela criptico, al punto che mi nega l’accesso postulando un inquietante diagnostico Qualcuno ha già configurato Teams per la tua organizzazione. Eppure ho usato la mia email privata, la stessa di Skype! Decisamente non fa per me…
  • OpenMeetings – uno spazio di collaborazione OpenSource, apparentemente completo di tutto (conferenza audiovideo, registrazione, editing testuale e lavagna condivisi..) sviluppato in Java lato server e che attualmente sta effettuando una transizione da Flash a WebRTC. Ma purtroppo la comunità di sviluppo non sembra particolarmente attiva;
  • TrueConf – un prodotto di cui non rintraccio fornitori di servizio gratuito. Adotta una codifica video di tipo Scalable Video Coding o SVC che permette una risoluzione 4K ma degrada facilmente verso qualità inferiori nel caso di congestione di rete, senza sovraccaricare il server, come d’altra parte fa anche Jitsi. Per chi lo voglia installare (su di un server Windows!! ) viene offerto un bundle di prova che regge 14 utenti, mentre la licenza ha un costo esorbitante, che aumenta con il numero di utenti;
  • WizIQ – orientato all’apprendimento, è una soluzione cloud totalmente a pagamento;
  • Telegram e Signal – fondamentalmente concorrenti di Whatsapp, con un particolare riguardo agli aspetti crittografici della comunicazione. Mentre il primo non supporta le video chiamate ed ha un sorgente aperto solo per quanto riguarda il client, il secondo le permette, ed è completamente open source.

Se manca qualcosa, possiamo trovarlo presso Wikipedia.

Strumenti di lavoro cooperativo

Spingendoci un po’ più oltre, in direzione della virtualizzazione di ciò che un gruppo di persone riunite può fare assieme, ossia confrontarsi e decidere, esistono almeno tre altri strumenti fondamentali:

  • Tavoletta grafica – si utilizza al posto del mouse, e consente di scrivere a mano in una applicazione-lavagna riproducendo la funzione di quella di ardesia appesa al muro delle aule scolastiche. Quando la lavagna virtuale è scrivibile da tutti i partecipanti, ed anch’essi dispongono di tavoletta grafica, beh allora è possibile attuare un processo di progettazione partecipata o brainstorming forse anche meglio che dal vivo. In vendita si trovano moltissime tavolette grafiche, l’unico inconveniente è che ciò che viene scritto compare a video e non sotto la penna, a parte per i modelli più costosi, che sono una sorta di tablet. Un tale device può essere usato sia nel conteso di una lavagna condivisa integrata nell’applicazione di videoconferenza, oppure condividendo la finestra in cui gira una applicazione del proprio computer, come nel caso di OpenBoard.
  • Calendario – l’esistenza di un calendario di gruppo è di grande aiuto non tanto come promemoria, ma come fonte da cui importare i dati all’interno del proprio calendario personale, che viene così automaticamente popolato in base ai dati immessi una volta per tutte da chi gestisce i calendari dei gruppi di cui si fa parte. A se poi il calendario contiene anche l’indirizzo per partecipare, tanto più semplice si fa la vita. E’ un ragionamento così semplice, che non si riesce a capire il motivo per cui continuiamo a ricevere email di appuntamenti, di cui dobbiamo trascrivere manualmente le indicazioni. Eppure basterebbe un allegato iCalendar!
  • Sondaggio e Televoto – strumenti fondamentali nei processi di inchiesta, verifica e decisione, per entrambe le funzioni sussistono possibili esigenze che si svolgano in forma pubblica od a scrutinio segreto. Un argomento decisamente troppo vasto per essere affrontato, ma altrettanto fondamentale nello sviluppo della società telemediale. D’altra parte, individuare la corretta gestione della governance è una questione prettamente politica!

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