16.3
Collegamenti radio↓
La trasmissione via onda radio si differenzia da
quella via cavo o fibra ottica sotto diversi aspetti, tra cui la
condivisione di uno stesso mezzo tra più comunicazioni, e la possibilità
di comunicare in movimento. E’ resa possibile dalla conversione di un
segnale elettrico in
radiazione elettromagnetica
ad opera dei
dispositivi di antenna, che fungono da carico dal
lato trasmissione, e da generatore dal lato ricezione. La descrizione
circuitale delle antenne viene poi semplificata dalla circostanza che
per il segnale modulato è praticamente sempre vera la condizione di
occupare una banda
stretta attorno alla portante
f0,
in modo da poterlo assimilare ad una singola sinusoide. In tal caso, le
condizioni di massimo trasferimento di potenza (§
15.1.1.3↑) tra
amplificatore finale e antenna trasmittente (
Zg
= Z*T)
e tra antenna ricevente e stadio di ingresso al ricevitore (
ZR
= Z*i)
danno luogo, nella banda di segnale, ad una risposta in frequenza
H(f)
che non dipende dalla frequenza (modulo e fase costanti), e questo
corrisponde (a parte una rotazione di fase) all’assenza di distorsione
lineare, vedi pag.
1↑.
Tutta la potenza disponibile fornita dall’amplificatore finale
WdT
= (V2Teff)/(4Rg) viene ceduta all’antenna,
e da questa allo spazio. In effetti
ZT
dipende dalla frequenza portante ed in parte dalla geometria dello
spazio circostante, mentre
Zg
è in genere fissata a 50
Ω; perciò tra
stadio di uscita del trasmettitore
Tx
e cavo di antenna può essere interposto un
adattatore di impedenza.
16.3.1
Trasduzione elettromagnetica
Se l’antenna trasmittente irradia allo stesso modo in tutte le
direzioni,
WdT
si distribuisce su di una sfera; dunque una superficie
dS,
posta a distanza
d, è attraversata
da una potenza pari a
Si noti che il denominatore rappresenta la superficie di una sfera di
raggio
d.
Sono antenne che hanno direzioni privilegiate
di emissione. Ad esempio, le antenne paraboliche dispongono di un illuminatore
o feed posto in corrispondenza
del fuoco della parabola stessa, la cui superficie riflette le
onde elettromagnetiche in modo che si propaghino in forma pressoché
parallela.
La potenza
WdT
si distribuisce quindi
non sfericamente, e la direzione di
propagazione massima esibisce un guadagno
GT
rispetto all’antenna isotropa, mentre l’intensità di campo irradiato
spazialmente è descritta da un
diagramma di radiazione. Il
valore di
GT
dipende dal rapporto tra le dimensioni dell’antenna e quelle della
lunghezza d’onda
λ secondo la
relazione
avendo indicato con
A l’area
dell’antenna; il guadagno
GT
viene spesso espresso in
dBi,
ovvero
dB riferiti all’antenna
isotropa.
Può essere definita una larghezza del fascio
(beam width), che misura l’angolo θb entro cui la
potenza irradiata è superiore alla metà della massima potenza presente
nella direzione privilegiata.
Ovviamente minore è θb,
e maggiore è GT.
Se una antenna identica a quella trasmittente
viene usata (dall’altro lato del collegamento) per ricevere, questa
mantiene lo stesso guadagno
GR
= GT e lo stesso
θb.
Si definisce allora la sua
area efficace come il valore
legato alla forma e dimensione dell’antenna, a meno di un fattore di
efficienza
ρ ().
Perciò una stessa antenna (
Ae
fisso) aumenta il suo guadagno (e stringe il
beam) all’aumentare
della frequenza, ovvero al diminuire di
λ
= (c)/(f) ().
16.3.2
Bilancio di collegamento per spazio libero
Usando l’area efficace dell’antenna ricevente (
16.112↑)
per intercettare parte della potenza irradiata
(16.110↑),
si ottiene
WR = WdTGT(Ae)/(4πd2) = WdTGTGR⎛⎝(λ)/(4πd)⎞⎠2 [Watt]
Ovviamente, anche il ricevitore ha la propria
Zi
= Z*R
accordata per il massimo trasferimento di potenza, e la banda di segnale
è sempre stretta a sufficienza da garantire l’assenza di distorsioni
lineari. Quindi la
WR =
WdR è proprio la potenza ricevuta.
Attenuazione
di spazio libero
↓
Il termine
è chiamato
attenuazione di spazio libero, e dipende da
f2
oltreché da
d2. In
realtà ai fini del bilancio di collegamento, la dipendenza dalla
frequenza si elide con quella relativa al guadagno delle antenne:
GT = Ae(4π)/(λ2) = Ae(4πf2)/(c2) ().
Attenuazione
disponibile
↓
Il rapporto
è chiamato
attenuazione disponibile, ed indica di quanto si
riduce la potenza trasmessa. Il suo valore espresso in decibel, tenendo
conto delle costanti che vi compaiono, ed usando le unità di misura più
idonee, risulta essere
nota come
equazione di Friis↓.
Osserviamo che, a differenza della trasmissione in cavo, l’attenuazione
cresce con il quadrato della distanza, e quindi con il suo logaritmo
quando espressa in decibel. Infatti ora l’attenuazione è dovuta
esclusivamente all’aumentare della superficie su cui si distribuisce la
potenza irradiata, e non a fenomeni dissipativi, come accade invece per
cavo (eq.
(16.109↑))
e fibra ottica. Per un esempio di applicazione della
(16.115↑), si veda
l’esercizio a pag.
1↑.
Il sistema di telecomunicazione che meglio rappresenta le condizioni di
spazio libero è quello tra terra e satellite (§
20.3↓),
per il semplice fatto che non vi sono frapposti ostacoli, e che
approfondiamo brevemente alla appendice
20.3↓.
D’altra parte, i collegamenti radio terrestri, sia fissi che mobili,
sono affetti da una serie di ulteriori fenomeni, mentre la (
16.115↑) si limita a
considerare un solo aspetto del problema; di seguito ne citiamo un altro
paio, ed ai prossimi § approfondiamo il tema:
- perdite di accoppiamento: sono dovute al mancato
verificarsi delle condizioni di massimo trasferimento di potenza, ed
ammontano a qualche dB;
- assorbimento terrestre↓:
quando l’antenna è distante dal suolo meno di qualche lunghezza
d’onda, l’energia si propaga anche per onda superficiale,
ovvero la crosta terrestre fa da conduttore. Ciò permette la ricezione
anche in assenza di visibilità tra antenne, subendo però una
attenuazione che aumenta con la frequenza, tanto che già a 3
MHz raggiunge i 25 dB ogni 10 Km. Le onde medie
(0,3-3 MHz) sono meno attenuate, ed ancora meno le onde lunghe
(10-300 KHz) che viaggiano appunto via terra.
16.3.3
Condizioni di propagazione↓ e
attenuazioni supplementari
Sono ora descritti i fenomeni legati alla
geometria del territorio ed alle condizioni atmosferiche, che
determinano l’insorgenza di attenuazioni
supplementari As
ovvero
in più, da sommare al valore
Ad(dB)
fornito dalla
(16.115↑)
per ricavare la potenza realmente ricevuta.
16.3.3.1
Condizioni di visibilità
Come ricavabile anche dall’espressione dell’area
efficace
(16.112↑),
all’aumentare della frequenza si possono ottenere antenne di dimensioni
ridotte e contemporaneamente di elevato guadagno. Allo stesso tempo, per
evitare l’assorbimento terrestre, occorre posizionare l’antenna in alto
(in cima ad una torre), e trasmettere per
onda diretta↓,
condizione nota anche come
los↓ o
line
of sight.
A causa della curvatura terrestre, esiste una
altezza minima da rispettare: ad esempio con torri da 60 metri si
raggiungono distanze (in visibilità) di 50 Km. Ovviamente, il problema
si presenta in pianura. Tratte più lunghe richiedono torri più alte, ma
anche guadagni di antenna maggiori (e quindi antenne più grandi e più
direttive). Questa non è però una soluzione molto praticabile, in quanto
in presenza di vento forte le antenne “grandi” possono spostarsi e
perdere il puntamento; inoltre, il costo delle torri aumenta
esponenzialmente con l’altezza.
Nel calcolare l’altezza delle torri (ed il
puntamento delle antenne) si deve
considerare anche il fenomeno legato al fatto che l’onda
elettromagnetica, propagandosi,
si piega verso gli strati
dell’atmosfera con indici di rifrazione maggiori (ossia verso terra).
Pertanto, i calcoli vengono effettuati supponendo che il raggio
terrestre sia per
4 ⁄ 3 maggiore di
quello reale. Inoltre, l’indice di rifrazione (che aumenta verso il
basso) può variare con l’ora e con le condizioni climatiche: pertanto,
anche in questo caso, le antenne con guadagni elevati (e molto
direttive) possono andare fuori puntamento.
Anche se le antenne si trovano in condizioni di
visibilità, occorre tenere conto dei fenomeni di
diffrazione↓,
che
deviano nella zona
in ombra le onde radio
che transitano in prossimità di ostacoli
.
Pertanto, la determinazione dell’orizzonte radio deve prevedere un
margine
di distanza h tra la
congiungente delle antenne ed il suolo, od un eventuale ostacolo.
La distanza
h deve essere almeno
pari al raggio del primo ellissoide di Fresnel, che è un solido di
rotazione definito come il luogo dei punti
P
per i quali la somma delle distanze
d(A, P)
+ d(P, B)
è pari a
d(A,
B) + (λ)/(2), in cui
λ
= (c)/(f) è la lunghezza d’onda
della trasmissione a frequenza
f.
Suddividendo la distanza
d(A,
B) tra i due fuochi
A e
B
in due segmenti
d1 e
d2, individuati dalla
posizione dell’ostacolo, si trova che il raggio dell’ellissoide è pari a
R = √((λ)/((1)/(d1) + (1)/(d2)))
che, nel caso
d1 = d2
= (d(A, B))/(2), assume il valore massimo
RM = (1)/(2)√(λd).
Qualora si determini la condizione
h <
R, il collegamento subisce una attenuazione
supplementare che aumenta al diminuire di
(h)/(R), ed è maggiore per gli
spigoli
vivi, fino ad arrivare ad una decina di dB.
16.3.3.2
Diffusione e riflessione atmosferica
Tra 0,1 e 10 GHz si può verificare il fenomeno della
diffusione
troposferica↓
(lo strato dell’atmosfera fino a 20 Km di altezza), causata da
turbolenze e particelle sospese, e che comportano un numero
infinito
di cammini multipli
↓.
Tra qualche MHz e 30 MHz, intervengono fenomeni di radiodiffusione
ionosferica↓
(la fascia oltre gli 80 Km), dove strati ionizzati causano
riflessioni
del segnale, e consentono la trasmissione anche tra luoghi non in
visibilità, ma con il rischio
di cammini multipli. E’ questo il caso tipico delle
onde corte.
Per frequenze sotto il MHz la propagazione è per onda
di terra, e l’assorbimento terrestre impedisce di coprire grandi
distanze (tranne che per le onde lunghe, meno attenuate). Anche
in questo caso può verificarsi la diffusione troposferica, specie di
notte.
16.3.3.3
Assorbimento atmosferico↓
Per lunghezze d’onda di dimensione comparabile a
quella delle molecole di ossigeno, si produce un fenomeno dissipativo di
assorbimento; le frequenze interessate sono quelle superiori a 30
GHz, con un massimo di 20 dB/Km a 60 GHz(). Inoltre,
il vapor d’acqua (con molecole di dimensioni maggiori) produce una
attenuazione supplementare di 1-2 dB/Km (al massimo) a 22 GHz. Sotto i 10 GHz non si verifica
assorbimento né da ossigeno, né da vapore.
16.3.3.4
Dimensionamento di un collegamento soggetto a pioggia
In caso di pioggia, si manifesta una ulteriore
causa di assorbimento atmosferico, detto appunto da pioggia, che
costituisce la principale fonte di attenuazione supplementare per
frequenze superiori a 10 GHz. L’attenuazione supplementare da pioggia
aumenta con la frequenza portante, con l’intensità di precipitazione e
con l’estensione della zona piovosa lungo il tragitto radio; questi
ultimi due fattori sono evidentemente elementi aleatori, e per questo il
dimensionamento mira a stabilire quale sia il margine necessario a
garantire un grado di servizio prefissato. Il margine necessario, è
pertanto pari al valore di attenuazione supplementare che viene superato
con una probabilità minore o uguale al grado di servizio.
Una formula sperimentale che consente di
determinare il valore in dB dell’attenuazione supplementare che viene
superato con probabilità
p è:
As(r0,
d, p) = K⋅rα0⋅d⋅β(d)⋅γ(p) [dB]
in cui
r0 è l’intensità
di precipitazione (in mm/h) che viene superata per lo 0.01 % del tempo,
d è la lunghezza del collegamento,
e
K ed
α
sono costanti che caratterizzano l’entità dell’interazione dell’onda
radio con la pioggia, in funzione della frequenza portante e di altre
condizioni climatiche ed ambientali, i cui valori medi sono riportati
nella tabella che segue.
Il valore di
r0 per
l’Italia è compreso tra 20 e 60 mm/h, mentre il termine
γ(p) =
6.534⋅10 − 3⋅p − (.718
+ .043⋅log10p),
che vale 1 per
p = 10 − 4,
permette di tener conto del grado di servizio che si vuole ottenere.
Infine,
β(d) = 1 ⁄ (1 +
.0286⋅d) è un fattore
correttivo che tiene conto del fatto che
non piove lungo tutto
il collegamento. I grafici in fig.
16.16↓mostrano
l’andamento del termine
K⋅rα0⋅d⋅β(d)
per diversi valori di
f0
ed
r0, in funzione
dell’estensione del collegamento; infine, è riportato il grafico della
funzione
γ(p) per diversi valori di
p.
Dimensionare un collegamento imponendo un margine
elevato può dar luogo a problemi dal lato del ricevitore, che potrebbe
trovarsi ad operare in regione non lineare a causa dell’eccesso di
potenza ricevuta, qualora non siano presenti le attenuazioni
supplementari: può essere allora utilizzato un canale di ritorno
nell’altra direzione, in modo da regolare la potenza del trasmettitore.
Esempio Un ponte radio numerico opera tra due località
distanti 50 Km con una portante f0
= 15 GHz. Valutare l’attenuazione supplementare superata
per lo 0.1% del tempo, nell’ipotesi che l’intensità di
precipitazione superata per lo 0.01% del tempo sia pari a 40 mm/h.
Svolgimento Dal
primo grafico di fig. 16.16↑
si ricava un valore di A10 − 4s
≥ 50 dB per lo 0.01% del tempo; considerando invece un
grado di servizio 10 volte peggiore, occorre considerare il
fattore γ(10
− 3)≃ 0.45, e
dunque A10 − 3s
≥ 50 ⋅ 0.45 = 22.5 dB.
Oltre i 30 MHz, nonostante la direttività delle
antenne, alcuni raggi obliqui possono incontrare superfici riflettenti
come laghi o masse d’acqua, essere riflessi dagli strati atmosferici, o
percorrere notevoli distanze nei condotti atmosferici
per poi tornare al suolo, e causare la ricezione di una (o più) eco
ripetuta dello stesso segnale. In questi casi il collegamento si dice
affetto da
multipath↓, e può essere
caratterizzato mediante una risposta impulsiva del tipo
in cui i valori
τn
sono i ritardi con cui si presentano le diverse eco, ognuna
caratterizzata da una ampiezza
an,
in accordo allo schema di filtro trasversale presentato al §
6.7↑.
La corrispondente risposta in frequenza
H(f) = N⎲⎳n
= 1ane − j2πfτn
può produrre distorsione lineare; come esempio, consideriamo il caso di
una
eco singola con ritardo
T,
per il quale (vedi §
6.7.2↑)
il modulo quadro della risposta in frequenza risulta
|H(f)|2 =
1 + a2 + 2acos2πfT
periodico in frequenza con periodo
f = (1)/(T), mostrato in fig.
16.17↓,per valori
lineari ed in
dB, e per diverse
scelte di
a. Osserviamo che per
valori di
a prossimi ad 1, la
risposta in frequenza presenta una notevole attenuazione nell’intorno di
f = (2k + 1)/(2T),
di fatto impedendo la trasmissione su tali frequenze; inoltre,
all’aumentare di
T le oscillazioni
di
|H(f)|2
si infittiscono, e dunque aumenta
la possibilità che
|H(f)|2 vari di molto nella
banda del segnale, causando una distorsione lineare che sarà necessario
equalizzare.
Esempio
Consideriamo la geometria descritta in figura, in cui un
collegamento di portata d
tra A e B
subisce un fenomeno di riflessione ametà della sua lunghezza, da parte di una
superficie riflettente R
che dista h dalla
congiungente, e ricaviamo l’espressione del ritardo T.
Ricordando che tempo = (spazio)/(velocita’) e indicando con d la distanza dAB
e con dr
quella percorsa dall’onda riflessa, otteniamo che la differenza tra i tempi di
arrivo dell’onda diretta e riflessa vale T
= (1)/(c)(dr − d);
inoltre,
dalla trigonometria risulta che (d)/(2) = (dr)/(2)cosθ.
Combinando le due relazioni, otteniamo che T
= (d)/(c)⎛⎝(1)/(cosθ) − 1⎞⎠,
in cui θ = arctan(h)/(d⁄2)
= arctan2(h)/(d).
Attualizzando il risultato ad uno scenario in cui d
= 1 Km ed h = 100
metri, si ottiene θ = 11o31’,
cosθ = 0.98, e T
= 0, 066 μsecondi. Pertanto |H(f)|2 presenta
un periodo (in frequenza) di (1)/(T) = 15, 15⋅106 =
15, 15 MHz
Modello
two-ray ground-reflected
↓
E’ il nome attribuito allo schema descritto
dall’esempio precedente, esteso ad un caso generale in cui vengono prese
in considerazione possibili altezze differenti per le antenne, il cui
guadagno viene considerato variabile in funzione dell’angolo di
emissione, e sono prese in considerazione le caratteristiche del
coefficiente di riflessione al suolo. L’approfondita analisi di tali
particolarità porta al risultato che, per distanze
brevi tra le antenne le onde diretta e riflessa si sommano
costruttivamente, producendo ad un guadagno anziché ad una attenuazione;
aumentando la distanza si assiste ad una attenuazione che cresce con
d2, come per il caso di
spazio libero, ma con sovrapposta l’oscillazione su illustrata, e che
dipende dalla geometria del problema. Oltre un distanza detta
critica,
e che corrisponde alla prima zona di Fresnel, l’attenuazione
aumenta con
d4.
Qualora la banda del segnale sia
sufficientemente piccola rispetto a
(1)/(T),
e si possa considerare
|H(f)|2 costante in tale banda
(pag.
1↑),
l’attenuazione dovuta alla presenza di cammini multipli prende il nome
di
flat fading (vedi §
16.3.4.5↓).
Il termine
fading si traduce come
affievolimento o
evanescenza,
ma è spesso usato in inglese, cosicché l’assenza di distorsione lineare
per segnali a banda stretta è anche detta condizione di
fading
piatto, sottintendendo
in frequenza. Nel seguito ci si
continua a riferire alle attenuazioni supplementari con il termine più
generale di fading.
16.3.3.6
Collegamento in diversità↓
Il
fading prodotto da cammini multipli viene detto
selettivo in
frequenza quando
|H(f)|2 varia in modo rilevante,
e ciò accade specialmente quando due repliche del segnale giungono al
ricevitore con ampiezze molto simili. Il problema può essere affrontato
prevedendo una
ridondanza↓
degli apparati.
La stessa trasmissione è effettuata mediante
due diverse
portanti: nel caso in cui una delle due subisca attenuazione, la
trasmissione che utilizza l’altra portante ne è probabilmente esente (o
viceversa).
Se il collegamento è condiviso tra diverse trasmissioni, una
unica
via di riserva può essere impiegata per fornire una
ridondanza
N:1. Ad esempio, in una
trasmissione multiplata
fdm (§
9.1.1.2↑), la portante
di riserva viene assegnata al canale del banco
fdm
che presenta la maggiore attenuazione.
Adottando due diverse antenne riceventi in posizioni differenti, la
differenza di percorso
T tra
cammini multipli è differente per le due antenne, e dunque la risposta
in frequenza
|H(f)|2 = 1 + a2 + 2acos2πfT
ha una diversa periodicità nei due casi. Pertanto, anche se un
ricevitore subisce una attenuazione selettiva, l’altro ricevitore ne è
esente.
Esempio Utilizzando gli stessi dati del precedente esempio,
valutiamo cosa accade se la riserva viene posta dieci metri più
indietro dell’antenna principale. In tal caso il nuovo ritardo
tra il raggio diretto e quello riflesso diviene pari a T’
= 65.3 nanosecondi contro i T
= 66.0 nsec ottenuti per la via principale, e dunque |H(f)|2
per la riserva ha un periodo pari a 1⁄T’
= 15.29 MHz, una differenza di 140 KHz. Per ottenere che i
minimi della |H(f)|2 nei due casi siano
distanziati di almeno 3 Mhz, ovvero il 20% del periodo in frequenza,
occorre operare con portanti oltre i 300 MHz.
16.3.4
Collegamenti radiomobili
↓
Le condizioni di propagazione per comunicazioni
radiomobili, come nel caso della telefonia cellulare, presentano diversi
aspetti particolari che influenzano il fading.
Innanzitutto, l’antenna del terminale mobile è molto vicina al
suolo, e ciò comporta la presenza di una eco fissa da terra, quasi
sempre il mancato rispetto delle condizioni di Fresnel, ed una attenuazione supplementare da
assorbimento terrestre.
Inoltre, specialmente in ambito urbano,
si verifica un elevato numero di cammini multipli e diffrazioni, che per
di più variano nel tempo in conseguenza dello spostamento del terminale.
Infine, l’uso condiviso di una stessa
banda di frequenze radio da parte di una moltitudine di terminali,
determina la necessità di riusare le stesse frequenze in regioni
differenti,
e l’attuazione di meccanismi di codifica di canale (§
11.3↑) per ridurre
gli effetti delle interferenze e del fading variabile.
Analizziamo nel seguito i fenomeni legati alla
posizione ed all’
ambiente,
fornendo modelli che descrivono le
attenuazioni supplementari ed
i fenomeni di
multipath variabile, rimandando la discussione
sulle
tecniche di accesso multiplo ad una prossima edizione.
16.3.4.1
Le componenti del fading↓↓
Il bilancio di collegamento descritto dalla
figura di pag.
1↑
può essere impostato come illustrato in fig.
16.22↓,
considerando una componente di attenuazione
nominale indicata
come
path loss (o attenuazione di percorso), e due componenti
aleatorie di attenuazione supplementare legate a posizione e movimento,
indicate rispettivamente come
fading su
larga scala o
shadowing
(ombreggiatura)
e su
piccola scala.
Il valore del
path loss Apl
risulta maggiore di quello di
Asl
(eq.
16.113↑)
a causa delle condizioni di propagazione non ideali, causando una
Ad più elevata, come
analizzato al §
16.3.4.2↓.
L’attenuazione supplementare
su larga scala alss
tiene conto dei fenomeni lentamente variabili nel tempo, come la
frapposizione di rilievi, edifici, ed alberi: essa non varia di molto
con il movimento del ricevitore, ed al §
16.3.4.3↓
si mostra come il suo valore possa considerarsi quello di una
v.a. gaussiana
in dB a media nulla e varianza
σ2ls,
consentendo di determinare il
margine su larga scala MlsdB
come quel valore di
alssdB
che viene superato con probabilità sufficientemente bassa.
La variabilità
su piccola scala è quella
che maggiormente caratterizza il
fading, e tiene conto degli
innumerevoli cammini multipli presenti in ambito urbano ed
indoor,
che possono produrre una attenuazione supplementare
apssdB
maggiore del caso precedente, una
H(f)
selettiva in frequenza, e se è presente movimento del ricevitore e/o
delle superfici riflettenti, la variabilità temporale di
apssdB;
a seconda se la rapidità di variazione sia maggiore o minore del periodo
di simbolo, si distingue ulteriormente in
fast e
slow fading.
Questi effetti sono analizzati al §
16.3.4.4↓,
dove si determina il margine
MpsdB
tale da rendere trascurabile la probabilità che
apssdB
> MpsdB; mentre ai §
16.3.4.5↓ e
16.3.4.6↓ si illustrano
gli effetti dei fenomeni di variabilità in frequenza e nel tempo.
La fig.
16.22↑
mostra come queste tre componenti di attenuazione si sommano al fine di
determinare la potenza che occorre trasmettere
WT = WRmin
+ Ad + MlsdB + MpsdB
mentre quella a lato tenta di rappresentare come varia la somma dei tre
contributi di attenuazione con la posizione del ricevitore.
La dipendenza della attenuazione dal quadrato della distanza espressa
dalla
(16.113↑)
si riferisce al caso ideale di spazio libero; misurazioni
reali
mostrano che invece l’esponente di
d
aumenta fino alla quarta potenza, a seconda del tipo di ambiente
(urbano, rurale) e dell’altezza dell’antenna ricevente.
Pertanto, il termine
20log10d(Km)
che compare in (
16.115↑)
viene sostituito con
Apl
= n⋅10log10d(Km) + α, e quindi in questo caso
anziché la
(16.115↑),
l’espressione da usare per l’attenuazione disponibile è
in cui
n ed
α
sono determinati in base a
campagne di misura, e tengono conto
delle condizioni operative. Il valore di
n
varia da 4 a 3 con
d < 100
metri, all’aumentare dell’altezza dell’antenna fissa, mentre il termine
α può variare da
7
a
15 dB con antenna fissa alta
30
e
10 metri rispettivamente, e subire un
incremento di quasi
30 dB passando da un
ambiente aperto ad un ambito urbano.
Esempio Valutare il path loss per un collegamento a 2 GHz
lungo un chilometro, considerando le antenne omnidirezionali, in un
ambiente per il quale sono stati stimati i parametri n
= 4 e α = 32.
E’
sufficiente applicare la (16.117↑)
utilizzando i valori forniti per i parametri:
Ad(dB) =
32.4 + 20log102⋅103 + 4⋅10log101
+ 32 = 130.4 dB.
16.3.4.3
Fading su larga scala↓ e shadowing↓
La stima delle grandezze
n
ed
α ora introdotte è svolta
mediando
i risultati di diverse misure condotte nel territorio che si intende
caratterizzare, che in realtà variano con il movimento tra territori
diversi, in cui si riscontrano valori di fading diversi, anche per
uguali valori di
d. Questo
fenomeno è indicato come
slow fading oltre che
su larga
scala, poiché non si presenta muovendosi di poco in una stessa
zona, dipendendo dalla orografia del territorio e dalla natura degli
oggetti limitrofi. Ma anche stando fermi, non conoscendo a priori in che
zona ci si trovi, l’effetto del
fading su larga scala (
ls)
si manifesta come una attenuazione supplementare
as
aleatoria, che risulta avere un andamento gaussiano in dB (per questo detto
lognormale) ed a media nulla,
cioè del tipo
pAs(as(dB)) = (1)/(√(2π)σ)e − ((as(dB))2)/(2σ2ls)
dove
σls varia
tra
6 ed
8
dB per una altezza dell’antenna tra
5 e
15 metri. Per
velocità del mobile non superiori ai
15
Km/h, si può assumere
as
costante in frequenza per qualche MHz, e nel tempo per poche centinaia
di millisecondi.
Esempio Una trasmissione los
per la quale occorre ricevere una potenza di almeno WR
= − 50 dBm è realizzata mediante un collegamento radio tra
antenne omnidirezionali poste a d =
20 Km e con portante f0
= 27 MHz. Determinare la potenza WslibT
che occorre trasmettere in condizioni di spazio libero, e la
nuova potenza WsfadT
necessaria a garantire una probabilità di fuori servizio pari al 5%,
in presenza di un fading su larga scala caratterizzato da σls = 3 dB.
Utilizziamo la (16.115↑)
per calcolare
Ad(dB)
= 32.4 + 20log10f(MHz) + 20log10d(Km) − GT(dB) − GR(dB) =
=
32.4 + 20log1027 + 20log1020 = 32.4 +
28.6 + 26 = 87 dB
da cui si ottiene
WslibT(dBm) = WR(dBm)
+ Ad(dB) = − 50 + 87 = 37 dBm
pari a 7 dBW ovvero 100.7
= 5 Watt. Il fading su larga scala produce una attenuazione
supplementare aleatoria con d.d.p. gaussiana in dB, e la probabilità
di fuori servizio del 5% corrisponde al punto della curva di pag. 1↑
per cui 0.05 = (1)/(2) erfc⎛⎝(MlsdB)/(√(2)σls)⎞⎠,
e quindi graficamente si ottiene (MlsdB)/(√(2)σls) = 1.5, da cui MlsdB
= 1.5⋅√(2)⋅3
= 1.5⋅1.41⋅3 = 6.3 dB, che ci consente di calcolare la
nuova WsfadT come WsfadT(dBW)
= WslibT(dBW) + MlsdB
= 7 + 6.3 = 13.3 dBW, ovvero
101.33 = 21.4 Watt.↓
16.3.4.4
Fading su piccola scala↓
Consiste nelle fluttuazioni di livello del
segnale radio osservate durante
il movimento, causate dalla
variazione dei ritardi con cui i cammini multipli
↓
giungono al ricevitore: spostandosi infatti di
(λ)/(2) si può passare da una
situazione di somma coerente ad una completa opposizione di fase.
Analizziamo ora la situazione nel dettaglio, distinguendo tra diversi
casi-tipo.
L’inviluppo complesso del segnale ricevuto
y(t)
in presenza di cammini multipli può essere espresso in funzione di
quello trasmesso
x(t) considerando che la
(16.116↑)
consente di scrivere il segnale ricevuto come
y(t) = ∑Nn = 1anx(t − τn) da cui si ottiene
in cui
τn è il
ritardo dell’
n-esimo cammino, ed
an il rispettivo
guadagno. Se durante il tempo che intercorre tra l’arrivo della prima
replica (ritardata di
τmin)
e l’arrivo dell’ultima (ritardata di
τmax)
il segnale
x(t) non varia di molto (e cioè
x(t − τmin)≃x(t
− τn)≃x(t − τmax)),
l’effetto complessivo equivale alla moltiplicazione di
x(t)
per un numero complesso, senza quindi produrre distorsione lineare (vedi
pag.
1↑).
Infatti, in tal caso la
(16.118↑)
può essere riscritta come
in cui il valore complesso
X + jY
= ρejφ = ∑Nn = 1ancosφn
− j∑Nn
= 1ansinφn
riassume l’effetto delle diverse repliche, e rappresenta un
v.a. gaussiana complessa,
in quanto a partire da valori della portante
f0
dell’ordine dell’inverso di
(1)/(τn),
e tanto più per
f0 più
elevate, bastano
piccole variazioni di ritardo
τn
per produrre una fase
φn
= 2πf0τn
(nota
347↑)
uniformemente distribuita tra
0 e
2π e del tutto indipendente per le
diverse repliche. Pertanto, se anche i valori
an
sono realizzazioni di v.a. indipendenti ed equidistribuite, e se i
cammini multipli sono in numero elevato, si applica il teorema centrale
del limite (§
5.2.4↑),
e quindi i valori di
X ed
Y
nella
(16.119↑)
possono considerarsi realizzazioni di v.a. indipendenti, gaussiane, a
media nulla ed uguale varianza
σ2.
Per ciò che riguarda
l’ampiezza del
segnale ricevuto, risulta
|y(t)| = ρ⋅|x(t)|, e nelle condizioni descritte
ρ = √(X2
+ Y2)
è una v.a. di
Rayleigh (pag.
1↑), la cui d.d.p. ha
espressione
con
ρ ≥ 0; pertanto il valore
della
potenza istantanea ricevuta, legata a
|y(t)|2 = ρ2|x(t)|2, risulta variato di una
quantità pari a
ρ2, che
è una v.a.
esponenziale negativa, descritta dalla d.d.p. (vedi §
17.2.1↓)
in cui si è posto in evidenza il valor medio
mρ2
= E{ρ2}
= 1⁄λ
= 2σ2. In base alla
(16.121↑)
è possibile determinare
il margine
MpsdB necessario a
contrastare un fading di Rayleigh,
qualora si desideri una
probabilità
di fuori servizio pari a
p:
↓
il cui andamento è mostrato sopra.
Nel caso in cui trasmettitore, ricevitore ed ambiente siano
statici,
ρ assume una determinata
realizzazione, distribuita come indicato dalla
(16.120↑).
Al contrario se (ad es.) il ricevitore è in movimento, i cammini
multipli si modificano, e la figura
16.27↑
mostra come varia la potenza in dB del segnale ricevuto, relativamente
alle condizioni di ricezione
medie (ovvero su larga scala,
rappresentate dalla condizione di zero dB), per posizioni via via più
distanti: si nota chiaramente come la potenza possa diminuire anche di
molto, condizione indicata come
deep fade.
Frequenza
e durata media del fading
↓
Se è presente movimento a velocità costante, la
fig.
16.27↑
rappresenta l’andamento di
ρ2⁄mρ2
(dB) in funzione del tempo. In tal caso, è interessante valutare
per
quanto tempo la potenza istantanea
ρ2
del segnale ricevuto
scende sotto la soglia
WRmin,
e dunque valutare quanti bit, ricadendo in tale intervallo temporale,
saranno soggetti ad una
Pe
peggiore di quella desiderata. Come osservato alla nota
348↑, la probabilità
che
ρ2 sia minore di
WRmin
vale
e la durata media
τa
di questo evento si ottiene dividendo
p
per il
numero medio Na
di affievolimenti per secondo, ovvero
τa
= (p)/(Na). D’altra parte, si può
mostrare che risulta
in cui si è posto
α2 = (WRmin)/(mρ2) = (1)/(Mps),
mentre
fD è la
massima
deviazione doppler (pag.
1↓)
che come vedremo è direttamente legata alla velocità di movimento:
infatti, per velocità maggiori aumenta la frequenza dei fenomeni di
fading. Combinando le
(16.123↑)
e
(16.124↑)
si ottiene pertanto
il cui andamento
normalizzato è rappresentato nella figura
16.29↓
assieme a quello di
Na,
al variare di
α ovvero di
MpsdB
= 10log10(1)/(α2)
= − 20log10α.
Esercizio Valutare la durata media del fading di Rayleigh in
presenza di doppler fD
= 20 Hz e di un margine MpsdB
= 20 dB. Consideriamo quindi errato un bit, se durante il
suo periodo Tb
si verifica un affievolimento che rende la potenza istantanea
ricevuta minore di quella media per più di MpsdB.
In presenza di una modulazione bpsk
a velocità fb = 50
bit/sec, quanti sono in media i bit errati per secondo, e la
corrispondente Pbite?
Svolgimento Ad
un MpsdB = 20 dB
corrisponde α = 0.1, ed
in base alla (16.125↑) si ottiene τa
= 2 msec, minore di Tb
= 1⁄50
= 20 msec, e quindi l’intervallo temporale per cui il
fading è maggiore del margine, interessa un solo bit. Mediante la
(16.124↑)
(con α = 0.1 e fD
= 20 Hz) si ottiene che Na
= 4.96 fading/sec, e dunque in un secondo risultano
errati quasi 5 bit su 50, ovvero Pbite
= 5⁄50
= 0.1.
Si verifica nel caso in cui le ampiezze
an
dei diversi percorsi che compaiono nella
(16.118↑)
non sono identicamente distribuite, ma ne esiste una (
a0
in figura) che
prevale su tutte le altre, come quando l’antenna
trasmittente si trova
in visibilità (anche parziale) del
ricevitore.
In questo caso il canale produce un guadagno
aleatorio
ρ caratterizzato da una
d.d.p. di
Rice, espressa dalla eq.
(16.5↑)
a pag.
1↑,
essendo la risultante
X + Y
tipicamente ora
vicina al cammino prevalente
a0 e − j2πf0τ0.
In particolare, il rapporto
K = (a20)/(2σ2) tra la potenza
(a20)/(2) dell’onda diretta e quella
σ2 della componente
dovuta al multipath prende il nome di
fattore di Rice,
ed nella
figura a lato si mostra come, in presenza di una forte componente
diretta, la profondità del fading si riduce sensibilmente. In
corrispondenza di un
K elevato, il
fading di Rice può infine essere descritto nei termini di un fading su
larga scala (§
16.3.4.3↑),
come discusso alla nota
16.3.4.3↑.
Viceversa, qualora la ricezione avvenga
principalmente in assenza di visibilità, i valori del modulo
dell’inviluppo complesso del segnale ρ(t) = |y(t)| sono
soggetti al fading di Rayleigh precedentemente esposto.
16.3.4.5
Fading selettivo in frequenza↓
Rimuoviamo
ora l’ipotesi fatta a pag.
1↑
e assumiamo dunque che nell’intervallo temporale
Δτ
= τmax − τmin
tra l’arrivo della prima e dell’ultima replica, detto anche
dispersione
temporale↓, il segnale
possa modificare il suo valore
. Per analizzare cosa succede,
partiamo dalla
(16.118↑)
per scrivere l’espressione dell’inviluppo complesso della risposta
impulsiva del canale come
in cui si è posto
Zn = ane − j2πf0τn.
Facciamo quindi l’ipotesi semplificatrice che i ritardi
τn
siano multipli di un comune intervallo
T,
cioè
τn = nT,
considerando eventualmente nullo qualche valore
an:
in tal modo la
(16.126↑)
può essere assimilata all’espressione di un segnale campionato (§
4.1↑)
h•(t) = ∑N − 1n =
0Znδ(t
− nT), interpretando dunque
i coefficienti complessi
Zn
come campioni di un processo
Z(t),
ovvero
Zn = Z(nT) = ane − j2πf0nT.
Ciò consente di esprimere la risposta in frequenza equivalente di
b.f. del canale come la
dtft (vedi §
4.3↑) della
sequenza
Zn,
ovvero
Notiamo ora che i valori di
H(f)
in funzione di
f sono variabili
aleatorie, in quanto dipendono dalle caratteristiche statistiche dei
termini
Zn, che
per i motivi illustrati a pag.
1↑
sono v.a. complesse, indipendenti ed a valor medio nullo, e quindi (vedi
§
6.6.1↑)
in cui la sequenza di valori
σ2an
= E{a2n} è indicata nel seguito come...
Dispersione
potenza-ritardo
↓E’
costituita dalla sequenza
Pn
= E{a2n} e rappresenta la distribuzione
temporale (media) della potenza (o energia) delle repliche del segnale.
Infatti, trasmettendo un impulso di energia unitaria
δ(t)
si ricevono
N impulsi di energia
ℰn = a2n,
ovvero viene ricevuto l’inviluppo complesso
h(t)
espresso dalla
(16.126↑),
la cui energia vale
ℰh
= ∫∞
− ∞h*(t)h(t)dt = ∑a2n
= ∑ℰn,
ed il cui valore atteso rispetto all’aleatorietà degli
an
risulta
E{ℰh} = ∑E{a2n}
= ∑ℰn.
Misura della dispersione
potenza-ritardo
Può
essere attuata con tre diverse tecniche, di cui ci si limita ad
accennare i principi operativi.
Nella prima
tecnica si trasmette una portante modulata in ampiezza da impulsi
molto brevi, ottenendo dopo demodulazione la convoluzione tra
l’impulso usato in trasmissione e l’h(t)
del canale: benché questa soluzione sia molto semplice, è affetta
sia dal rumore a larga banda che entra nel passa-banda di
ricezione, che dalle interferenze presenti.
La seconda
tecnica fa invece uso di una segnale dsss,
il cui despreading in ricezione avviene variando di volta in volta
la fase della pn: quando questa
risulta allineata temporalmente con una delle repliche dovute al
multipath, a valle del filtro passabasso si rivela un massimo
con ampiezza legata ad an.
In tal modo la sensibilità al rumore viene ridotta dal guadagno di
processo, ma la misura richiede il tempo necessario a provare
tutte le fasi della pn.
L’ultimo
metodo opera nel dominio della frequenza, e si basa su diverse
frequenze trasmesse una alla volta, le cui ampiezze e fasi sono confrontate
con quelle ricevute, come illustrato a pag. 1↑; i campioni
della H(f) così ottenuti sono quindi
antitrasformati mediante idft, per
ottenere i campioni di h(t). Ma per effettuare il confronto,
occorre che trasmettitore e ricevitore siano fisicamente vicini, e
dunque il metodo è applicabile solo per ambiti indoor.
Una volta pervenuti alla misura della sequenza delle ampiezze
a2n;
l’operazione è ripetuta più volte spostandosi di poco alla volta, ed
alla fine i risultati sono mediati tra loro, in modo da ottenere una
stima di
Pn
= σ2an
= E{a2n}, da cui si possono definire dei
parametri statisticicome il
ritardo medio
e la deviazione standard dei ritardi
in cui τ2
= ∑nPnτ2n⁄∑nPn,
mentre la dispersione temporale
è definita con riferimento ad una soglia che
permette di distinguere le repliche dal rumore.
La figura
16.31↑
mostra la curva di
dispersione potenza-ritardo misurata per un
ambiente al coperto, per il quale sono calcolate
τ,
στ
e
Δτ per una soglia di -10 dB. In
appendice
387↓
sono riportati alcuni valori tipici di questi parametri per diversi
contesti ambientali. L’andamento tendenziale rilevato per le
Pn misurate
suggerisce l’approssimazione della dispersione potenza-ritardo mediante
una densità esponenziale:
Proseguiamo l’analisi con lo scopo di capire per
quale intervallo
Δf si ottengano
coppie di valori della risposta in frequenza (
H(f),
H(f
+ Δf)) che iniziano a
divenire
incorrelati, dato che in tal caso un segnale che occupa
una banda comparabile a
Δf è
affetto da distorsione lineare. A tal fine, partendo dalla
(16.127↑)
interpretiamo
H(f) come un processo ad
aleatorierà
parametrica (§
5.3.7↑)
in
frequenza, e dunque ne calcoliamo la funzione di
autocorrelazione (appunto, in frequenza):
in cui all’ultimo passaggio si è applicata la
(16.128↑)
considerando
m = n:
ℛH(Δf) è dunque pari alla trasformata di
Fourier di sequenze (§
4.3↑)
della dispersione potenza-ritardo
Pn
= σ2an
= E{a2n}.
La
banda di coerenza↓
Bc è quindi
definita come l’intervallo di frequenze
Δf
entro cui
H(f) si mantiene
correlata, e può
essere fatto corrispondere alla
larghezza di banda di
ℛH(Δf).
Pertanto, quanto più la dispersione temporale
Δτ
(o, più in generale, la deviazione
στ)
risulta elevata, tanto minore sarà il valore di
Bc.
Convenzionalmente, una sua valutazione approssimata ricade
nell’intervallo
Esempio Consideriamo un canale radio in un contesto urbano,
caratterizzato da una deviazione standard dei ritardi στ
= 5 μsec, e per il
quale si assume valida l’approssimazione del profilo di dispersione
potenza-ritardo esponenziale (16.129↑),
ovvero P(τ) =
(1)/(στ)e − τ⁄στ.
L’applicazione della (16.131↑) porta ad una
stima di Bc
compresa tra 4 e 40 KHz.
Svolgimento Dato
che
ℛH(Δf) = ℱ{P(τ)} = (1)/(1 + j2πστΔf), osserviamo che
questa ha il massimo nell’origine (vedi fig. 4.20↑ a pag. 1↑), ed il
suo modulo si dimezza per Δf = (1)/(3.63στ): pertanto la scelta
Bc = 1⁄5στ
= 40 KHz corrisponde ad una correlazione in frequenza
maggiore di 0.5. Lo stesso calcolo mostra che scegliere invece la
stima più restrittiva Bc
= 1⁄50στ
= 4 KHz corrisponde ad una correlazione |ℛH(Δf)| >
0.9 (per l’esattezza, si ottiene |ℛH(Δf
= 1⁄50στ)| = 0.94).
Dimensione
di cella e velocità trasmissiva
Ricapitolando, se la banda
W
del segnale modulato non eccede
Bc
ci si trova nelle condizioni di fading
piatto, mentre se
W > Bc le
componenti spettrali di
x(t) subiscono alterazioni
statisticamente indipendenti, i cammini multipli
↓
causano un effetto filtrante, si manifesta
isi,
ed il canale corrispondente viene detto
selettivo in frequenza.
Approssimando l’occupazione di banda di un segnale numerico modulato
come il reciproco del periodo di simbolo
W≃(1)/(Ts), osserviamo che la
condizione di fading piatto
W < Bc
implica che
Ts≃(1)/(W)
> (1)/(Bc) > στ,
ovvero la deviazione standard dei ritardi è inferiore al periodo di
simbolo, limitando gli effetti dell’
isi.
Dato che la correzione degli effetti di
distorsione lineare e
isi richiede al
ricevitore complesse operazioni di equalizzazione (§
15.4↑), si tenta di
operare per quanto possibile in condizioni di fading piatto, occupare
una banda
W < Bc,
e limitare di conseguenza la velocità di segnalazione
fs.
Un possibile
escamotage può essere l’adozione di una
trasmissione
ofdm, che suddivide
W in tante sotto-bande più piccole, e
adotta un
Ts > στ.
Mentre nel caso di trasmissione
dsss,
anche se viene occupata una banda
W > Bc,
al §
16.3.4.10↓
si mostra come non sia necessaria equalizzazione.
Per celle molto grandi la differenza di percorso
tra cammini multipli può essere notevole (vedi §
16.5.2↓),
determinando una
Bc
ridotta, e quindi una bassa velocità di trasmissione. Riducendo la
dimensione di cella è possibile aumentare la velocità, dato che le
differenze di ritardo si riducono. Pertanto, se celle con raggio di
chilometri e
△τ > 10 μsec
possono richiedere equalizzazione anche per trasmissioni a 64 kbps, al
contrario comunicazioni
indoor con
△τ
< 1 μsec possono
presentare
flat fading per velocità dell’ordine del Mbps. Celle
di dimensione minima, dette anche
picocelle, presentano una
dispersione temporale di solo qualche decina di picosecondi, permettendo
di operare a molti Mbps anche senza equalizzazione.
16.3.4.6
Dispersione spettrale e variabilità temporale↓
Finché
il ricevitore e gli oggetti riflettenti sono fermi, la distribuzione dei
ritardi
τn non
varia nel tempo, e la componente di attenuazione supplementare su
piccola scala mantiene uno stesso (casuale) valore, sia esso di Rayleigh
o di Rice; in tal caso il fading non è né lento né veloce, ma
costante.
Viceversa, nel caso in cui ci sia movimento
l’inviluppo complesso ricevuto
(16.118↑)
si riscrive come
y(t) = N⎲⎳n
= 1an(t)x(t
− τn(t))e
− j2πf0τn(t)
evidenziando come ora sia le ampiezze
an
che i ritardi
τn
dipendono dal tempo.
Allo scopo di analizzare le conseguenze di questa
non stazionarietà, consideriamo una portante non modulata
x(t)
= cos2πf0t, con inviluppo
complesso
x(t) = 1,
che produce la ricezione di
Si ottengono quindi
N diversi
segnali
modulati sia in ampiezza che angolarmente, anche se è
stata trasmessa una sola frequenza. In generale le ampiezze
an(t)
non variano di molto con il movimento, mentre come già osservato, sono
sufficienti piccole variazioni di
τn(t)
per causarne di grandi per
αn(t) = 2πf0τn(t):
ad esempio, con una
f0 = 1
GHz, basta una variazione di
τ
pari ad 1 nsec per produrre una rotazione di
2π.
Riprendiamo i dati ed il
modello usati a pag. 1↑
per ottenere il risultato in figura,
relativo ad un mobile che
viaggia a 50 Km/h, e che in 100 sec percorre 1.4 Km a partire da una
distanza di 1 Km dal trasmettitore, in presenza di una superficie
riflettente posta a 100 metri da metà percorso. Il ritardo del
cammino riflesso varia da 66 a 27 nsec, con la legge mostrata in
figura, dovuta al variare nel tempo dell’angolo di riflessione.
La figura a lato rappresenta
un mobile che
viaggia a velocità costante
v, ed
impiega
Δt = d⁄v
secondi per spostarsi tra i punti
X
ed
Y distanti
d,
mentre riceve una portante a frequenza
f0
= c⁄λ dalla sorgente
S. La differenza di distanza
Δl
dalla sorgente nei due
punti risulta
e quindi la differenza di fase nel segnale
ricevuto in X e Y
vale
Δα = (2πΔl)/(λ)
= (2πvΔt)/(λ)cosθ
Pertanto, durante il tragitto la frequenza
ricevuta differisce da
f0
per una quantità
fd = (1)/(2π)(Δα)/(Δt) = (v)/(λ)cosθ
= (c)/(c)(v)/(λ)cosθ
= f0(v)/(c)cosθ
denominata
scostamento Doppler.
Considerando ora al posto della singola sorgente
S
tutti gli
N riflettori che danno
origine al multipath, l’effetto Doppler si verifica per ciascuno di
essi, producendo la ricezione di frequenze
fn
= f0±fnd, aumentate (o
diminuite) rispetto alla portante
f0
della
frequenza Doppler↓
in cui
θn è
l’angolo tra la direzione del moto e la congiungente con il riflettore. Con i dati dell’esempio precedente
(relativo ad un moto con
v = 50
Km/h ovvero 13.8 m/sec), ponendo
f0
= 1 GHz si ottiene una
fnd
massima di 46.3 Hz, relativa al caso di
θn
= 0;
indichiamo con
fD = max n{fnd} = f0(v)/(c) tale valore.
Dato che ogni diverso percorso è caratterizzato da una
fnd
compresa tra zero e
fD,
il segnale ricevuto contiene frequenze che si discostano da
f0
in più o in meno, entro una deviazione massima pari ad
fD,
per questo indicata come
dispersione (o
spread) Doppler,
ed il canale è detto
dispersivo in frequenza.
Considerando il mobile raggiunto da infiniti
percorsi con direzione di arrivo distribuita uniformemente (condizione
di
scattering isotropo), si può arrivare a mostrare
che la densità spettrale ricevuta assume una espressione del tipo
mostrata sotto, e del tutto simile a quella di pag.
1↑. La dispersione
Doppler
fD
costituisce nella pratica una misura della
velocità di variazione
del canale, come già
evidenziato in relazione alla frequenza degli affievolimenti di cui
all’eq.
(16.124↑).
Consideriamo infatti che l’inviluppo complesso ricevuto
y(t)
descritto dalla
(16.132↑)
è il risultato della somma vettoriale nel piano complesso dei termini
an(t)e − j2πf0τn(t),
che in virtù dei diversi scostamenti Doppler sono ognuno in rotazione ad una diversa velocità angolare
2πfnd,
tanto maggiore quanto più è grande
fD,
che quindi determina la rapidità con cui il risultato
y(t)
varia nel tempo.
L’antitrasformata di
Py(f) è per definizione l’autocorrelazione
di
y(t), e per la
(16.134↑)
si ottiene ℛyy(τ) = Jo(2πfDτ) in cui
J0
è la funzione di Bessel del primo tipo di ordine zero graficata a pag.
1↑, ed il
cui primo passaggio per zero avviene con
τ≃(0.4)/(fD), che corrisponde al minimo
intervallo di tempo necessario ad osservare valori di
y(t)
incorrelati; viceversa, un intervallo sufficientemente più
piccolo trova il canale in condizioni pressoché immutate. Definendo
allora
Tc = (0.1)/(fD)
come
tempo di coerenza, osserviamo che una trasmissione con
periodo di simbolo
Ts ≥
Tc subisce condizioni del canale
differenti nell’arco di tempo di un simbolo, ostacolandone la
sincronizzazione, ed in tal
caso il fading viene detto
veloce. Se invece
Ts≪Tc
il canale si mantiene in condizioni pressoché stazionarie per tutto il
periodo di simbolo, il fading è
lento, ed il movimento non
produce conseguenze sensibili. Utilizzando di nuovo i dati dell’ultimo
esempio, ad un doppler spread
fD
= 46.3 Hz corrisponde un tempo di coerenza
Tc
= 21.6 msec.
16.3.4.7
Tipologia di canale radiomobile↓
Notiamo che il verificarsi contemporaneo della assenza di distorsione
lineare in quanto
W < Bc,
e della stazionarietà del canale in quanto
Ts
< Tc, ovvero di
fading lento
e
piatto,
equivale in pratica al verificarsi delle condizioni di
canale perfetto (pag.
1↑).
Perché ciò possa accadere è necessario che si verifichi
detta condizione di
sottodispersione (
underspread).
Nella pratica, i valori di
fD
e
στ per i
canali in uso nelle telecomunicazioni soddisfano tale condizione. La
figura
16.37↓-a)
suddivide
il piano
Ts, W
nelle regioni per le quali si verificano i diversi tipi di fading, in
funzione dai valori
Bc
e
Tc, mentre la
figura
16.37↓-b)
rappresenta in forma gerarchica i fenomeni di attenuazione supplementare
fin qui discussi.
Esempio Dato un canale con assegnati Tc
e Bc,
determinare la massima velocità per una trasmissione qpsk
con impulso a coseno rialzato e γ = 1,
in modo da evitare l’uso di un equalizzatore. Affrontiamo l’analisi
fissando la banda occupata B = fs(1 + γ)
pari a Bc,
da cui si ottiene una fb
= fs⋅2 = Bc⁄2⋅2 = Bc.
In tal caso Ts = 1⁄fs
= 2⁄Bc,
e se il canale verifica la condizione di sottodispersione (16.135↑), si ottiene
anche Ts < Tc,
ovvero il canale può essere ritenuto stazionario per la durata di un
simbolo.
Ricezione
di trasmissioni radiomobili
Come discusso, il fading su piccola scala, pur
se lento, può determinare una attenuazione selettiva in frequenza,
vincolando il segnale trasmesso ad occupare una banda minore della banda
di coerenza, oppure ad adottare tecniche di equalizzazione (§
15.4.1↑) da parte del
ricevitore. D’altra parte, anche in presenza di fading piatto, con il
movimento l’ampiezza del segnale ricevuto subisce fluttuazioni
alla
Rayleigh (fig.
16.27↑),
penalizzando le prestazioni ottenibili, ed imponendo l’adozione di un
margine
Mps
(eq.
(16.122↑))
che aumenta di molto la potenza che occorre trasmettere. Sviluppiamo di
seguito una discussione su come modificare le formule di calcolo della
probabilità di errore in modo da valutare l’aumento della potenza
necessaria
senza dover determinare
Mps,
mentre ai §
16.3.4.9↓
e
16.3.4.10↓
illustriamo come trasformare il fenomeno dei cammini multipli in una
opportunità
per
ridurre la potenza necessaria.
16.3.4.8
Probabilità di errore in presenza di fading di Rayleigh
La variabilità temporale della potenza
istantanea ricevuta
ρ2
può essere tenuta direttamente in conto se l’espressione della
Pbite(Eb⁄N0)
ottenuta al §
14↑
per un canale gaussiano viene considerata come quella di una probabilità
condizionata Pr⎛⎝err
⁄ (Eb)/(N0)⎞⎠
rispetto ad un determinato valore di
Eb⁄N0,
di cui valutare il
valore atteso rispetto alla variabilità
statistica dei valori
ricevuti di
E’b
= ρ2Eb, ovvero
Pbite = Eρ⎧⎩Pr⎛⎝err
⁄ (ρ2Eb)/(N0)⎞⎠⎫⎭
= ∞⌠⌡0Pr⎛⎝err
⁄ (ρ2Eb)/(N0)⎞⎠p(ρ)dρ
Prendendo come esemplare il caso della modulazione
bpsk, partendo dall’eq.
(16.22↑)
possiamo scrivere
Pr⎛⎝err
⁄ (ρ2Eb)/(N0)⎞⎠ = Pbite⎛⎝(ρ2Eb)/(N0)⎞⎠ = (1)/(2) erfc{ρ√(Eb⁄N0)},
mentre in presenza di fading di Rayleigh la v.a.
ρ
ha come noto d.d.p.
pP(ρ) = (ρ)/(σ2) e
− (ρ2)/(2σ2) con
ρ
> 0; ricordando (§
5.2.4↑)
l’espressione di
erfc{α} = (2)/(√(π))∫∞αe − y2dy
possiamo quindi scrivere
Pbite = (1)/(√(π))∞⌠⌡0∞⌠⌡ρ√(Eb⁄N0)
e − y2dy(ρ)/(σ2) e
− (ρ2)/(2σ2)dρ
ed invertendo l’ordine di integrazione otteniamo
Notando ora che
E{ρ2Eb} = Eb’
= 2σ2Eb, indichiamo
con
Γ = (2σ2Eb)/(N0) = (Eb’)/(N0) l’
SNR
per bit
medio che viene ricevuto, e dopo alcuni passaggi,
si ottiene il risultato
in forma chiusa
PRayleighe(bit) = (1)/(2)(1 − √((Γ)/(1 + Γ)))
che confrontato con l’espressione di
PBPSKe(bit)
per un canale
agwn evidenzia come in
presenza di fading di Rayleigh la
Pe
è sensibilmente peggiore, e diminuisce molto più lentamente
all’aumentare di
Eb⁄N0,
come può essere apprezzato dalla figura
16.39↓.
Procedendo in modo simile si possono valutare le
prestazioni per le altre forme di modulazione riportate nella tabella di
fig.
16.39↑,
assieme al rispettivo valore approssimato di
Pbite
per grandi valori di
Γ.
Esempio Determinare l’incremento di potenza necessario a
conseguire una Pbite
= 10 − 4 nel caso di una modulazione bpsk
affetta da fading di Rayleigh, rispetto alla potenza necessaria su
di un canale awgn.
Svolgimento Dal
grafico di fig. 16.39↑
osserviamo che nel caso awgn è
necessario un Eb⁄N0
circa pari a 8 dB, mentre in presenza di fading ne occorrono
circa 34, dunque l’incremento di potenza assomma a 26 dB.
16.3.4.9
Ricevitore multi-antenna↓
Continuando a trattare il caso di fading di
Rayleigh
piatto, una soluzione semplice e vantaggiosa è quella
di dotare il ricevitore di più di una antenna, in modo da attuare una
tecnica di
diversità di spazio↓,
introdotta al §
16.3.3.6↑.
Se la separazione tra le antenne è sufficiente, ad ognuna di esse
corrisponde un canale radio
statisticamente indipendente da
quello dell’altra, e quindi se per uno di essi si riceve un segnale
affetto da
deep fade, l’altro probabilmente ne è esente.
Consideriamo un ricevitore per cui siano
disponibili
M canali indipendenti
affetti da fading di Rayleigh, che indichiamo come
rami di diversità.
Su ognuno di essi viene ricevuto un segnale con inviluppo complesso
(vedi eq.
(16.119↑))
con
i = 1, 2, ⋯M, in cui
x(t) è l’inviluppo complesso del segnale
modulato con potenza
Ebfb,
ρi è una v.a. con
d.d.p.
p(ρ) = (ρ)/(σ2) e − (ρ2)/(2σ2)
uguale per tutti i rami e
E{ρiρj} = 0 con
i
≠ j, e
νi(t)
è un processo gaussiano complesso con c.a. di b.f. indipendenti, a media
nulla e spettro di densità di potenza
N0.
A ciò corrisponde un
Eb⁄N0
medio che indichiamo come
Γ = (Eb)/(N0)E{ρ2} = (Eb)/(N0)2σ2
(vedi pag.
1↑),
mentre indichiamo con
γi
l’
Eb⁄N0 istantaneo
del ramo
i, a cui compete una
d.d.p. esponenziale
p(γi) = (1)/(Γ) e − γi⁄Γ con
γi
≥ 0 (vedi eq.
(16.121↑)).
Pertanto, la probabilità che
un singolo ramo abbia un
γi
inferiore ad una soglia
δ risulta
(vedi eq.
(19.3↓)
pag.
1↓)
Pr{γi
≤ δ} = δ⌠⌡0p(γi)dγi = 1 − ∞⌠⌡δ(1)/(Γ) e
− γi⁄Γdγi
= 1 − e − δ⁄Γ
mentre la probabilità che tutti gli
M
rami indipendenti presentino
contemporaneamente Eb⁄N0 < δ
vale
Pr{γ1,
γ2, ⋯, γM ≤ δ} = (1 − e
− δ⁄Γ)M
che indichiamo come
PM(δ),
e quindi la probabilità che
almeno uno dei rami consegua
Eb⁄N0i
= γi ≥ δ risulta
Pr{γi
≥ δ} = 1 − PM(δ) = 1 −
(1 − e − δ⁄Γ)M
Esempio Consideriamo un ricevitore con quattro rami di
diversità, ognuno affetto da fading di Rayleigh, e con un Eb⁄N0 medio Γ
= 20 dB. Determinare la probabilità che l’Eb⁄N0
istantaneo γi
di tutti i rami sia contemporaneamente inferiore ad un valore δ
tale che (δ)/(Γ)||dB
= -10 dB, e confrontare il risultato con il caso di un
ricevitore senza diversità.
Svolgimento Risulta
che Pr{γ1,
γ2, γ3, γ4
≤ δ} = P4(δ)
= (1 − e
− 0.1)4
= 8.2⋅10 − 5, mentre Pr{γi ≥ δ} = P1(δ) = 1 − e
− 0.1 = 9.5⋅10 − 2: pertanto l’uso
di quattro rami di diversità corrisponde ad un miglioramento di
più di mille volte!
L’approccio della selezione di diversità
è facilmente realizzabile in quanto coinvolge solamente il ricevitore,
dove viene comparata la potenza del segnale in arrivo sulle diverse
antenne, e quindi il più forte è inviato al ricevitore. Dato che il
livello di potenza si basa su stime che richiedono una media temporale,
la decisione non avviene in modo prettamente istantaneo; d’altra parte,
è sufficiente che avvenga con tempi inferiori dell’inverso della
frequenza di fading.
Ma si può fare di meglio, se vengono utilizzati tutti
i rami in contemporanea, anziché uno solamente.
Combinazione
di massimo rapporto
Nell’ipotesi più generale che il segnale
ricevuto
(16.137↑)
sui diversi rami sia soggetto a fading di diversa intensità, e dunque
con
Eb⁄N0 medio
Γi = (Eb)/(N0)E{ρ2i} = (Eb)/(N0)R2i
in condizioni di
slow fading il ricevitore può essere in grado
di
stimare sia le fasi
θi
con cui il segnale si presenta sui diversi rami, sia i valori
Ri
del corrispondente guadagno medio di ampiezza. Pertanto, il ricevitore
può
annullare i termini di fase mediante il prodotto di
ri(t)
per
e − jθi,
e procedere ad una operazione di somma (pesata)
coerente, dando
luogo ad una grandezza di decisione in corrispondenza degli istanti di
simbolo pari a
dove i coefficienti
Gi
rappresentano il diverso peso da attribuire ai rami, da scegliere in
modo da massimizzare
Eb⁄N0.
Alla componente di segnale corrisponde dunque una energia media
Eb(∑Mi
= 1GiRi)2, mentre per quella di
rumore si ottiene
N0∑Mi = 1G2i,
dato che i campioni di rumore sono statisticamente indipendenti:
pertanto l’
Eb⁄N0
medio della somma
(16.138↑)
risulta pari a
Indicando ora con
G = (G1,
⋯GM) il
vettore dei coefficienti della combinazione e con
R
= (R1, ⋯, RM) quello dei guadagni di ampiezza medi
dei rami, osserviamo che scegliendo un vettore
cG
il risultato non cambia, e dunque limitiamoci a cercare vettori con
modulo unitario ovvero
|G|2 = ∑Mi
= 1G2i = 1, in modo da
esprimere la
(16.139↑)
come
Γ = (Eb)/(N0)| G⋅R|2.
Dato che il prodotto scalare è massimo quando i vettori sono paralleli,
si ottiene che
Γ è massimizzato
scegliendo
G
= GMR = R⁄|R|
in modo che risulti a modulo unitario, e che il segnale dei diversi rami
sia pesato proporzionalmente al corrispondente guadagno medio
Ri.
Tale strategia è indicata come
maximum ratio combining, e
corrisponde ad un
Eb⁄N0
medio della
(16.138↑)
pari a
ΓMR = (Eb)/(N0)|
R|2 = (Eb)/(N0)M⎲⎳i
= 1R2i = M⎲⎳i = 1Γi
ovvero pari alla
somma degli
Eb⁄N0
medi dei singoli rami, che quindi può conseguire valori
accettabili
anche se nessuno dei rami lo ottiene individualmente.
Nell’ipotesi in cui i diversi rami siano
soggetti ad un fading di intensità comparabile e dunque
Ri
= R, i pesi
Gi
della combinazione possono essere posti
uguali tra loro e pari a
Gi = 1⁄√(M),
permettendo una notevole semplificazione del ricevitore, e conseguendo un
Eb⁄N0
medio
ΓEG = M(Eb)/(N0)R2
ovvero
M volte quello di ogni
singolo ramo. D’altra parte, anche nel caso di guadagni differenti
Ri ≠ Rj,
il metodo
equal gain offre comunque risultati solo di poco
inferiori a quelli di
massimo rapporto, e comunque migliori del
metodo
a selezione.
Questo particolare ricevitore trae vantaggio da
una modulazione
dsss (§
14.9.2↑) che occupa una banda
maggiore della banda di coerenza
Wp
> Bc, in modo che il canale
presenti una attenuazione
selettiva in frequenza, legata alla
ricezione di più repliche del segnale trasmesso a causa del fenomeno dei
cammini multipli. In tal caso un metodo di modulazione tradizionale
richiederebbe un equalizzatore per rimuovere l’
isi
prodotta, mentre se le repliche prodotte dal multipath arrivano con
intervalli temporali maggiori del periodo di chip
Tp,
le proprietà di
bassa autocorrelazione delle sequenze
pn
utilizzate nel
dsss rendono tali
repliche equivalenti ad una qualsiasi altra interferenza a larga banda,
permettendo di fare a meno di una procedura di equalizzazione.
D’altra parte, anche le repliche ritardate trasportano la medesima
informazione, ed il ricevitore
rake
(letteralmente,
rastrello) le
ricombina mediate l’uso di
un banco di correlatori, ognuno
dei quali utilizza una
pn con un
ritardo pari a quello di uno degli echi del multipath, realizzando uno
schema di ricezione a
diversità di tempo. Le uscite dei
correlatori sono quindi combinate tra loro con il duplice intento di
rendere la somma
coerente eliminando il contributo di fase
dovuto al multipath, e di applicare il principio di
massimo rapporto
per trarre massimo vantaggio dallo schema a diversità. Come mostrato in
fig.
16.40↑,
ciò avviene moltiplicando l’uscita del correlatore
n
− esimo per
Z*n,
e dato che l’uscita stessa (vedi nota
16.3.4.10↑)
contiene il fattore
Zn,
tale operazione elimina il contributo di fase, e
pesa il
contributo del ramo con
Z2n,
ovvero con l’energia associata al ritardo
τn.
Tali pesi sono infine scalati di una quantità
α
= (1)/(∑N
− 1n = 0Z2n) in modo da mantenere la
dinamica del risultato entro valori noti.