13.1 Filtraggio passa banda
Qualora un filtro presenti una risposta in frequenza
H(f) di tipo
passa banda come raffigurato a lato,
la corrispondente risposta impulsiva
h(t) può essere considerata descritta nei termini delle componenti in fase ed in quadratura
riferite ad una frequenza
f0, ovvero nei termini del relativo inviluppo complesso
h(t) = hc(t) + jhs(t) in modo del tutto simile (§
11.2.1) a quanto avviene per il segnale modulato
x(t) in ingresso.
Ciò consente di ri-definire l’operazione di filtraggio di
x(t) attraverso
H(f) nei termini del filtraggio del relativo inviluppo complesso
x(t) da parte di filtro
Hpb(f) passa basso detto
equivalente di banda base e descritto da una risposta impulsiva
complessa
Qualora infatti sia per il segnale modulato
x(t) che per la risposta impulsiva
h(t) valgano le condizioni di limitazione in banda, l’inviluppo complesso dell’uscita da
H(f) passa banda può essere calcolato a partire da
x(t) e
h(t) (valutati rispetto alla medesima frequenza
f0) come
da cui si ottiene l’espressione di
yc(t) ed
ys(t) in funzione delle c.a. di b.f. di
x(t) e di quelle del filtro:
Pertanto le componenti reale e immaginaria di
y(t) possono essere ottenute mediante 4 filtri
di banda base operanti su
xc(t) e
xs(t), dato che dalla
(14.68) otteniamo
a cui corrisponde lo schema simbolico mostrato sotto.
Il risultato
(14.69) ha una doppia valenza, sia positiva che negativa. Da un lato asserisce che si può
intenzionalmente eseguire un filtraggio di tipo passa banda su di un segnale modulato senza che sia necessario realizzare il filtro
per davvero, operando invece sulle relative c.a. di b.f. del segnale, e del filtro. D’altro canto se l’effetto filtrante è causato dal canale di comunicazione ed
è già avvenuto, l’effetto prodotto sulle c.a. di b.f.
yc(t) e
ys(t) ottenute mediante demodulazione in fase e quadratura (§
11.2.4) del segnale modulato prende il nome di...
13.1.1 Intermodulazione tra componenti analogiche
Le (
14.69) mostrano come sia
yc(t) che
ys(t) dipendano in generale da entrambe le componenti
xc(t) e
xs(t), in un modo
apparentemente ineliminabile. Infatti, le informazioni contenute in
xc(t) ed
xs(t) sono ora mescolate in modo da non poter essere recuperate mediante una operazione di equalizzazione (§§
15.3 e
18.4) attuata separatamente su ciascuna delle c.a. di b.f.
yc(t) e
ys(t) . A meno che...
13.1.1.1 Equalizzazione in fase e quadratura
Consideriamo il caso in cui
h(t) presenti
una sola delle due c.a. di b.f., ovvero
h(t) sia solo reale o solo immaginario: se ad esempio risulta
h(t) = hc(t), le
(14.69) divengono
e quindi
yc(t) e
ys(t) risultano affette unicamente da distorsione lineare (§
8.2).
Ciò consente di ri-ottenere le componenti
trasmesse xc(t) e
xs(t) a partire da quelle
ricevute yc(t) e
ys(t) mediante un procedimento di
equalizzazione svolto su entrambi i rami in modo indipendente mediante due identici filtri con risposta impulsiva
g(t) reale e tale che
g(t) * hc(t) = 2δ(t − τ).
Così facendo vengono ripristinate le condizioni di
canale perfetto (pag.
1), cioè
⎧⎪⎨⎪⎩ xeqc(t) = yc(t) * g(t) = 12 xc(t) * hc(t) * g(t) = xc(t − τ) xeqs(t) = ys(t) * g(t) = 12 xs(t) * hc(t) * g(t) = xs(t − τ)
13.1.1.2 Equalizzazione complessa
Qualora nella
(14.69) siano presenti entrambe
hc(t) e
hs(t) ed entrambe
xc(t) e
xs(t) non è possibile equalizzare le c.a. di b.f. in modo indipendente, e apparentemente la distorsione lineare può essere rimossa solo operando sul segnale modulato, con tutte le difficoltà legate alle elevate frequenze in gioco. Se invece rimuoviamo il vincolo di operare mediante un filtro
fisicamente realizzabile, ossia con risposta impulsiva
g(t) reale, scopriamo che l’equalizzazione
può ancora essere svolta
in banda base ricorrendo ad una convoluzione
complessa
in cui
g(t) è definita in modo che
ovvero in modo da rendere
perfetto l’inviluppo complesso della risposta impulsiva del canale, dato che combinando le
(14.67),
(14.71) e
(14.72) si ottiene
xeq(t) = y(t) * g(t) = 12 x(t) * h(t) * g(t) = x(t) * δ(t − τ) = x(t − τ)
L’equalizzazione complessa si rende possibile realizzando un filtro numerico (§
5.3) con risposta impulsiva
g(n) complessa ottenuta a partire dai campioni di
g(t), ed operante sui campioni delle c.a. di b.f. come mostrato in figura.
13.1.1.3 Canale equalizzato
Effettuare l’equalizzazione direttamente a radio frequenza porta ad un risultato lievemente diverso da quando la si realizzi con l’equivalente di banda base:
infatti anche se in entrambi i casi il risultato è sempre quello di ottenere un canale equalizzato
perfetto, nel primo caso tale proprietà compete al canale passa banda ovvero
heq(t) = δ(t − τ), mentre nel secondo è l’equivalente
passa basso ad essere perfetto, ovvero
heq(t) = δ(t − τ). Prendiamo spunto da questa osservazione per analizzare i casi in cui
non si verifica distorsione lineare per un segnale modulato.
13.1.2 Assenza di distorsione lineare nel filtraggio passa banda
Prendiamo in esame i requisiti affinché un canale non produca effetti di distorsione lineare su di un segnale modulato che lo attraversa, aggiungendo dettagli un po’ per volta, per arrivare ad un risultato più generale.
13.1.2.1 Canale passa banda ideale
E’ descritto da una risposta
in frequenza
H(f) nulla ovunque, tranne che negli intervalli di frequenze
f0 − W ≤ |f| ≤ f0 + W in cui ha valore unitario, ovvero
H(f) = rect2W(f − f0) + rect2W(f + f0)
da cui antitrasformando si ottiene facilmente
Confrontando la
(14.73) con la
(14.65), riconosciamo che
hc(t) = 4W sinc (2Wt) e hs(t) = 0
e dunque
h(t) = hc(t) + jhs(t) è reale, ed
H(f) = 2rect2W(f). Un segnale modulato in transito non subisce nessuna intermodulazione, ne distorsione lineare, e neanche ritardo.
A questo caso particolare aggiungiamo le considerazioni relative ad un canale perfetto (ovvero con modulo costante e fase lineare) svolte a pag.
1, ove si afferma che in tal caso la forma d’onda del segnale in transito non subisce alterazione se non per un ritardo temporale: verifichiamo come questa ipotesi si rifletta sulle c.a. di b.f. di un segnale modulato. Come anticipato al §
13.1.1.3, ad essere perfetta può essere sia la risposta in frequenza
H(f) del canale passa banda, sia quella
H(f) del suo equivalente passa basso
(14.66). Iniziamo dal secondo.
13.1.2.2 Canale equivalente passa basso perfetto
L’inviluppo complesso in questo caso ha trasformata
H(f) = 2 rect2W(f)e −j2πfτ
a cui è associata una
h(t) = 4W sinc(2W(t − τ)). Ricordando (eq.
(14.19)) che
H+(f) = 12 H(f − f0) e che
H−(f) = 12 H*( − f − f0), per il canale passa banda si ottiene
mostrata in figura
13.8-a),
a cui corrisponde una risposta impulsiva
e dunque anche in questo caso
h(t) = hc(t) = 4W sinc(2W(t − τ)) è solamente reale. Un segnale modulato
x(t) che attraversi il canale produce in uscita
manifestando un ritardo
τ a carico solamente delle c.a. di b.f., e non della portante. Indicando
φ(f) = − 2πfτ come fase
φpb(f) di
H(f), il rapporto
− 12π ddf φ(f) = τ è stato indicato al §
8.2.2 come ritardo
di gruppo τg(f), in questo caso costante in quanto
H(f) ha fase lineare.
13.1.2.3 Canale passa banda perfetto
In questo caso la risposta in frequenza assume la forma (vedi fig.
13.8-b)
a cui corrisponde una risposta impulsiva
ed un segnale analitico
H+(f) = rect2W(f − f0) e −j2πfτ, e quindi un inviluppo complesso
H(f) = 2H+(f + f0) = 2 rect2W(f) e −j2π(f + f0)τ
da cui, essendo
e−j2π(f + f0)τ = e−j2πfτe−j2πf0τ = e−j2πfτ(cosω0τ − jsinω0τ)
si ha
h(t) = 4W sinc(2W(t − τ)) (cosω0τ − jsinω0τ)
e pertanto
hc(t) = 4W sinc(2W(t − τ)) cosω0τ e hs(t) = 4W sinc(2W(t − τ)) sinω0τ
Ponendo ora
φ = ω0τ e applicando le
(14.69), in base all’osservazione alla nota
675 in uscita dal filtro troviamo componenti analogiche pari a
Il risultato
(14.79) mostra che, oltre al ritardo
τ = τg già trovato per il caso al §
13.1.2.2, si osserva anche una
rotazione del piano dell’inviluppo complesso, potendo esprimere le
(14.79) come
in cui la matrice dei coefficienti è costante, e corrisponde ad una rotazione
antioraria di
y(t) rispetto a
x(t), equivalente alla rotazione
oraria degli assi mostrata in figura, di un angolo
φ = ω0τ = 2πf0τ pari alla fase di
H(f) calcolata per
f = f0 come mostrato in fig.
13.8-b). Indicando quest’ultima come
φ(f), osserviamo che al §
8.2.2 abbiamo definito
− φ2πf0 = − φ(f0)2πf0 = τ come
ritardo di fase τf(f) calcolato per
f = f0, ovvero
τ rappresenta anche il ritardo della portante, cioè
y(t) = x(t − τ) = xc(t − τ) cosω0(t − τ) − xs(t − τ) sinω0(t − τ)
come previsto, vista l’ipotesi di partenza
(14.77), nonché per il risultato che per un canale perfetto si ha
τg = τf. L’effetto della rotazione
φ può quindi essere annullato se la fase della portante di demodulazione produce una rotazione opposta, oppure digitalmente per eseguire la rotazione inversa descritta a pagina
1 operando sui campioni delle c.a di b.f..
Infine, notiamo che le
(14.80) possono essere riscritte in forma
compatta come
y(t) = x(t − τ)e jφ.
13.1.2.4 Segnale a banda stretta
L’ultimo caso in cui non si determina distorsione lineare sul segnale modulato
x(t) si verifica quando il segnale occupa una banda
B molto piccola rispetto alla frequenza portante
f0,
in modo che la risposta in frequenza del canale
H(f) possa ritenersi approssimativamente
costante nella banda del segnale ovvero per
f ≃ f0, cioè
H(f) ≃ H(f0) = G e jφ sgn(f)
e dunque
H(f) = 2H+(f + f0) = 2G ejφ, a cui corrisponde un inviluppo complesso
h(t) = 2G ejφ δ(t) = 2G (cosφ + jsinφ) δ(t)
In uscita da
H(f) si osserva pertanto (eq.
14.67)
y(t) = 12 x(t) * h(t) = (xc(t) + jxs(t)) * G(cosφ + jsinφ) δ(t) = = G [(xc(t)cosφ − xs(t)sinφ) + j(xc(t)sinφ + xs(t)cosφ)]
che può essere scritta in forma matriciale come
⎡⎢⎣ yc(t) ys(t) ⎤⎥⎦ = G ⎡⎢⎣ cosφ − sinφ sinφ cosφ ⎤⎥⎦⎡⎢⎣ xc(t) xs(t) ⎤⎥⎦
in cui compare la stessa matrice dei coefficienti del caso precedente, che di nuovo rappresenta la rotazione
oraria del piano dell’inviluppo complesso di un angolo pari alla fase
φ(f) di
H(f) valutata per
f = f0, a cui corrisponde il segnale ricevuto
y(t) = xc(t) cos ω0(t − τ) − xs(t) sin ω0(t − τ)
Esprimendo la risposta in frequenza del canale nella forma H(f) = |H(f)|e jφ(f) e la trasformata del corrispondente inviluppo complesso come H(f) = |H(f)|e jφpb(f) in cui φpb(f) = φ(f + f0), abbiamo mostrato che
- un canale passabanda ideale non altera il segnale modulato in transito;
- un canale equivalente passabasso perfetto introduce nelle c.a. di b.f. un ritardo τg = − 12π ddf φpb(f)||f = 0 che dipende dalla pendenza della fase di H(f) nell’origine, ovvero di quella φ(f) del passa banda per f = f0;
- un canale passabanda perfetto oltre al ritardo τg delle c.a. di b.f. introduce anche una rotazione del piano di y(t) di un angolo φ = ω0τf che dipende dal valore della fase di H(f) nell’origine in quanto τf = − φ(f0)2πf0 = − φpb(0)2πf0;
- un segnale modulato a banda stretta subisce la rotazione suddetta, ma non il ritardo delle c.a di b.f.
L’approccio unitario agli ultimi tre aspetti delineati è fornito al § seguente, che illustra il caso particolare di distorsione lineare dovuta alla sola risposta di fase.
13.1.3 Ritardo di fase, di gruppo, e distorsione di tempo di transito
Al §
8.2.2 si è affermato che l’attraversamento da parte di un segnale modulato in ampiezza
x(t) = a(t) cos(2πf0t) a banda stretta di un canale che (nella banda di segnale) presenta una risposta in frequenza
H(f) = e jφ(f) (ovvero modulo costante e fase
generica) produce in uscita
in cui
τf(f) = − φ(f)2πf e τg(f) = − 12π ddfφ(f)
sono rispettivamente indicati come ritardo
di fase della
portante τf(f) (eq.
10.206) e ritardo
di gruppo τg(f) (eq.
10.207) del segnale
modulato, ovvero il ritardo con cui il
gruppo di frequenze presenti in
a(t) si presenta in uscita. Tale risultato viene dimostrato in appendice
13.4.1 come l’esito di una approssimazione al primo ordine dello sviluppo in serie di potenze di
φ(f).
Nel caso di canale perfetto si ottiene
φ(f) = − 2πfτ, e quindi
tg = tp = τ per qualunque frequenza; in caso contrario i due valori possono differire, come mostrato nella figura a lato, in cui notiamo che
tg(f) ≃ τ alle frequenze per cui
φ(f) viaggia
parallela alla risposta in fase del canale perfetto, mentre risulta
tp(f) = τ quando
φ(f) la interseca.
Qualora il segnale in transito
non sia a banda stretta, può essere considerato come la sovrapposizione di tante componenti
xi(t) = ai(t) cos(2πfit), tutte a banda stretta, centrate su portanti
fi tra loro contigue: pertanto l’inviluppo di ampiezza
ai(t) di ognuna di esse si presenta in uscita con un diverso ritardo
τi = tg(fi). L’effetto della fase non lineare
φ(f) è dunque espresso nei termini della sua derivata normalizzata
tg(f) = − 12π ddf φ(f), misurabile strumentalmente mediante segnali a banda stretta, ed utilizzata per descrivere l’entità della
distorsione di fase, per questo detta anche
distorsione di tempo di transito, come definito al §
8.2.2.
13.1.4 Assenza di intermodulazione tra componenti analogiche
Come ultimo aspetto delle possibili tipologie di canale che possono tornare utili, ripartiamo dal sistema
(14.69) e dall’osservazione che qualora l’inviluppo complesso
h(t) associato alla risposta impulsiva
h(t) del canale passa banda
H(f) (considerato per
|f − f0| ≤ W ovvero entro la banda di segnale) sia completamente reale, ovvero
le
(14.69) si riducono alle
(14.70) e si può procedere ad una equalizzazione
in fase e quadratura, ovvero attuata con filtri
fisicamente realizzabili. In realtà la
(14.82) è una condizione solamente
sufficiente ad ottenere assenza di intermodulazione, dato che in presenza di un ritardo
τ sulla portante (come mostrato al §
13.1.2.3)
h(t) diviene
in cui
φ = ω0τ. Mostriamo come la
(14.83) si riflette su
H(f) = |H(f)|e jφpb(f).
La condizione
(14.82) h(t) = h0(t) reale implica (pag.
1) una
H(f) = H0(f) a
simmetria coniugata rispetto a
f = 0, ovvero modulo
|H(f)| = |H0(f)| pari, e fase
φpb(f) = φ(f + f0) dispari; d’altra parte dalla
(14.83) si ottiene
H(f) = H0(f)e −jφ = |H0(f)|e jφpb(f)e −jφ = |H0(f)|e j(φpb(f) − φ)
Pertanto
Un canale H(f) non provoca interferenza intersimbolica nei confronti di un segnale modulato se e solo se il corrispondente equivalente passa basso H(f) presenta (nella banda di segnale) modulo pari e fase dispari, a meno di una costante φ.
Essendo
φ = ω0τ, ciò corrisponde a scomporre
H+(f) nella cascata di
2H0(f − f0) e di un canale perfetto con
h(t) = δ(t − τ) in cui
τ = − φω0 = − φ(f)2πf0 = τf(f0) è il ritardo di fase della portante, come mostrato in fig.
13.12.
Osservazione Qualora
φ sia pari ad un multiplo di
π2 l’evoluzione di
h(t) si sviluppa lungo gli assi che definiscono il piano dell’inviluppo complesso. Infatti in base alla
(14.83) per
φ = 0 si ottiene
h(t) = ho(t) ovvero
hc(t) = h0(t), per
φ = π2 si ha
h(t) = − jho(t) = jhs(t), e per
φ = π o
φ = 3π2 si ottiene rispettivamente
h(t) = − ho(t) = hc(t) e
h(t) = jho(t) = jhs(t).