8.4 Disturbi additivi
Il termine di errore
ε(t) = y(t) − ax(t − τ) tra l’effettivo segnale ricevuto e quello prodotto dalla componente perfetta (
pag. 1) del canale è dovuto, oltre alle cause di distorsione esposte fin qui, anche ad ulteriori fonti di disturbo
additivo indicate per questo con il termine di
rumore o
disturbo, come ad esempio il rumore termico
(§
8.4.2), il disturbo di natura interferente (pag.
1), od il rumore di quantizzazione (§
4.3.1.1) - anche se quest’ultimo è più propriamente un fenomeno di tipo non lineare. Le diverse fonti di disturbo vengono generalmente analizzate in forma separata e indipendente, e per ognuna di esse è definito un valore di
SNRi = Pu⁄Pεi dovuto solamente a quella fonte. Vediamo ora come combinare assieme tali parametri di qualità.
8.4.1 Valutazione dell’SNR dovuto a diverse fonti di disturbo
Per giungere ad una espressione per l’
SNRT complessivo consideriamo lo schema della figura a lato, in cui il segnale utile u(t) è affetto da diverse cause di disturbo
εi(t) indipendenti tra loro ed a media nulla, per ognuna delle quali è noto il valore dell’SNRi associato.
L’ipotesi di indipendenza statistica permette di affermare che la potenza di errore complessiva è la somma di quella dei singoli contributi, ossia
PεT = E{(∑iεi)2} = ∑i E{ε2i} = ∑i Pεi
e dunque l’effetto di tutti i disturbi contemporaneamente attivi determina un
SNR complessivo pari a
SNRT = Pu⁄∑Ni = 1 Pεi; considerando ora che la potenza dei singoli contributi di rumore può essere espressa come
Pεi = Pu⁄SNRi, si ottiene
SNRT = Pu PuN⎲⎳i = 11SNRi = 1N⎲⎳i = 11SNRi
Questo risultato ricorda quello della impedenza equivalente a più impedenze poste in parallelo, il che porta a descrivere l’
SNR complessivo come
il parallelo degli
SNR. Una applicazione di questo risultato viene esposta ai §
18.3.1 e §
18.3.2, che descrivono rispettivamente le prestazioni dei ripetitori
trasparenti o
rigenerativi nei confronti del rumore.
8.4.2 Rumore gaussiano
Molto spesso si assume che la somma dei contributi di rumore additivo possa essere assimilata ad un
processo gaussiano (§
6.5.3), e ciò consente di sviluppare i calcoli sfruttando le sue ben studiate proprietà. In alcuni casi si tratta solo di una approssimazione, ma se il disturbo additivo è il risultato di una somma elevata di cause
indipendenti ed identicamente distribuite (i.i.d.), come in presenza di molti interferenti simili, il
teorema centrale del limite (§
6.7.2) assicura una buona aderenza alla realtà. Un caso particolare di disturbo additivo dovuto a molteplici cause i.i.d. prende il nome di
rumore termico, che alla gaussianità aggiunge la proprietà di esibire una densità di potenza
bianca, come ora andiamo ad approfondire.
8.4.2.1 Rumore termico nei bipoli passivi
Ai capi di un resistore
R a temperatura
T è presente una
tensione a vuoto n(t), realizzazione di un processo gaussiano a media nulla, e che è l’effetto del
moto caotico degli elettroni all’interno della resistenza. Lo spettro di densità di potenza della tensione a vuoto ha espressione
Pn(f) = 2R ℏf eℏfkT − 1 ≃ 2kTR [ Volt2]
in cui k = 1.38 ⋅ 10 − 23 Joule/K è la costante di Boltzmann ed ℏ = 6.62 ⋅ 10 − 34 Joule ⋅ sec è la costante di Plank: questi valori fanno sì che alla temperatura ambiente T = T0 = 290 °K (pari a 17 °C) l’approssimazione Pn(f) ≃ 2kTR sia valida ad ogni frequenza di interesse, ossia fino a qualche decina di GHz. Da questo punto di vista quindi il processo di rumore termico è bianco, ovvero costante a tutte le frequenze di interesse.
In un bipolo passivo di impedenza (§
18.1.1)
Z(f) = R(f) + jX(f) solamente la parte reale
R(f) (componente resistiva) concorre a generare il processo di rumore termico, che pertanto possiede una densità di potenza
di segnale, o a vuoto,
Pn(f) ≃ 2KTR(f).
Nel caso in cui il bipolo contenga
più resistori a temperature diverse, si può definire una temperatura equivalente
Te; un bipolo passivo equivale pertanto allo stesso bipolo non rumoroso (a temperatura zero), con in serie un generatore di rumore con densità di potenza
Pn(f) ≃ 2kTeR(f), come mostrato in figura. Notiamo ora che, in virtù dei conti che portano ad esprimere la parte reale dell’impedenza equivalente in funzione anche dei componenti reattivi presenti nel circuito,
R(f) risulta dipendere dalla frequenza, e quindi la densità di potenza
Pn(f) può descrivere non più uno spettro bianco, bensì
colorato.
8.4.2.2 Rumore termico di un generatore di segnale
Dal punto di vista di un ricevitore il segnale uscente dal canale appare provenire da una sorgente
equivalente, in cui è presente un generatore di segnale (a vuoto)
vg(t) ⇔ Vg(f)
in serie ad una impedenza interna
Zg(f) che si trova alla temperatura del generatore
Tg. Come abbiamo visto, a sua volta
Zg(f) presenta ai sui capi una tensione di rumore (a vuoto)
ng(f), e dunque il generatore sovrappone al suo proprio segnale anche quello di rumore.
Al §
18.1.1.3 si mostra che se il generatore con densità di potenza
di segnale Pg(f) è chiuso su di un carico
adattato Zc(f) = Z * g(f) la potenza
Wdg(f) assorbita dal carico sarà la
massima possibile e per questo denominata
potenza disponibile del generatore, pari a
Wdg(f) = Pg(f) 4Rg(f) [ Watt]
Anche il generatore di rumore (che condivide con quello di segnale la medesima impedenza interna
Zg(f)) cede al carico la propria potenza (di rumore) disponibile
Wdn(f) = Pn(f) 4Rg(f) = 2kTRg(f) 4Rg(f) = 12 kTg ⎡⎣ Watt Hz⎤⎦
Notiamo quindi che la densità di potenza
disponibile del rumore è tornata ad avere uno spettro
bianco!
Nel caso in cui
Tg = T0 = 290 Kelvin (pari a 17
oCelsius) il termine
1 2 kT g è universalmente indicato con la notazione
Wdn(f) = 12 kT0 = 12 N0, e poiché il ricevitore si considera sempre
adattato, il segnale emesso dal generatore presenta un
SNR intrinseco pari a
Inoltre se
Tg = T0 il valore assunto da
kT0 può essere
precalcolato, ed espresso in unità logaritmiche, fornendo
10log10(1.38 ⋅ 10 − 23 ⋅ 290) ≃ − 204 dBW Hz; in virtù delle regole di conversione introdotte a pag.
1 otteniamo per esso anche i valori seguenti, da utilizzare nelle formule di progetto del cap.
19:
| kT0 |
= |
- 204 [dBW/Hz] |
= |
- 174 [dBm/Hz] |
= |
- 114 [dBm/MHz] |
Esempio All’uscita di un filtro passa-banda ideale non rumoroso
di estensione
B = 1
MHz si riscontra una potenza disponibile di rumore
Wdn = 4 ⋅ 10 − 3 picoWatt. Infatti
Wdn = Wdn(f) ⋅ 2B = kT0 ⋅ B ovvero
WdBmdn = -114 [dBm/MHz]
+ 0 [dBMHz]
= -114 dBm e dunque
Wdn = 10 − 114⁄10 = 10 − 11.4 = 3.98 ⋅ 10 − 12 ≃ 4 ⋅ 10 − 12 mW